Bene, bravi, bis! di Maria Pia Gennaro

GC torino masters

Non avrebbe potuto essere altrimenti. Chiesto e richiesto a gran voce, il nostro Open d’Italia ritorna a Torino. E questo nel modo più impensabile e quasi inatteso nella sua rapidità. Le voci si erano rincorse prima ancora che terminasse la felice edizione 2013, ma che fosse deciso due settimane dopo la proclamazione di Quesne non ce lo aspettavamo proprio.

Merito del nuovo corso FIG? Dello straordinario successo di “critica e pubblico”? Di Lorenzo Silva? Dello straordinario sponsor Lindt che in tre settimane ha messo in piedi un’organizzazione faraonica? Degli altri sponsor entusiasti che certamente replicheranno il sostegno? Di qualche altro supporter già interessato alla prossima edizione? Dell’organizzazione tutta “made in Italy” della coppia Rogato-Zonchello?

Lo scopriremo a breve, credo. Vero è che i lati positivi di questa conferma sono molti, anche se l’Olgiata penso che sarebbe stato un palcoscenico di tutto rispetto e Roma una location perfetta.

Già negli anni 90 Costantino Rocca ripeteva che l’Open deve avere la stessa sede per alcuni anni, soprattutto se fortunata. Questo per i giocatori, facilitati dalla conoscenza del percorso, e perché se il campo è meritevole (e il Torino lo è) il passaparola porta bei nomi aumentando il prestigio della gara. Poi, per economie di scala su ciò che riguarda le infrastrutture, già pronte e pagate, che portano un risparmio non indifferente a vantaggio, chessò, di un migliore montepremi, di uno o due viaggi e soggiorni pagati a qualche giocatore veramente di nome, di un’attenzione della stampa estera quest’anno purtroppo totalmente assente.

E qui so di attirarmi gli strali, ma a parte i telecronisti di Sky Inghilterra (Renton Laidlaw e Ken Brown in testa) non c’era un giornalista della carta stampata e ciò che è uscito finora sui quotidiani e in internet (leggeremo a breve sui periodici) è frutto dei comunicati dell’European Tour. Mi sono chiesta, senza essere in grado di darmi una risposta, come può essere successo questo. Non so, ma i report dal posto di Bernie McGuire, Lewine Mair, Fathia Beshir, Pete Dixon e tanti altri sarebbero stati una cassa di risonanza maggiore e più “sentita” dando al torneo l’importanza che meritava. Al National per l’Open di Francia in sala stampa fanno a botte per un posto e questo nonostante le condizioni di lavoro non siano certamente le migliori. Ma a questo noi ci siamo sempre adattati. Chi si ricorda l’inferno del Celtic Manor?

La soluzione a questo sarà l’essere l’ultima gara di Ryder Cup e speriamo che McGinley decida di dare l’annuncio delle picks proprio a Torino senza aspettare il giorno successivo come fece Olazabal. Questo porterà una folla di giornalisti. In quanto al field, certamente vedremo in gara i giocatori dalla quarta alla decima posizione del ranking europeo che nutriranno speranze di ingresso per merito e la gara parlerà da sola.

Sono felice che si rigiochi al Torino, dove non ho alcun dubbio che si svolgerà un’edizione ancora migliore. Cielo, ma sarà possibile avere un campo ancora più bello, i parcheggi ancora più intasati e l’atmosfera ancora più coinvolgente ed elegante? Diamoci tutti da fare.

Io sarò la prima a promuovere il 71° Italian Open!