Benedetta tecnologia

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Anziché porre paletti anacronistici al progresso, le istituzioni se ne facciano una ragione: nuovi materiali e nuove soluzioni ci saranno sempre. E noi dobbiamo stare al passo con i tempi

Finora quest’anno è stato un po’ deludente, se penso a come ho finito bene la scorsa stagione. È stata la rosa delle opportunità perse: ho giocato benone nell’insieme, ho vinto anche il Volvo World Match Play Championship in Spagna a maggio, ma non ho imbucato come davvero avrei voluto. Quindi ho lavorato molto sul putting di recente e spero che paghi nel resto dell’anno.

Nell’attimo stesso in cui ho annunciato che stavo pensando di cambiare il mio putter, tutti i produttori del mondo mi hanno bombardato di bastoni da provare. Ne ho testati alcuni, ma alla fine ho scelto quello che Cobra ha realizzato esclusivamente per me. È un esemplare unico; quindi, mi dispiace: non lo puoi comprare! Esteticamente è molto simile al putter Rife che usavo prima; ma, invece della scanalatura sulla faccia, ha una normale zigrinatura. E finora sembra che faccia il suo dovere.

Tutto questo per introdurre una domanda che spesso mi fanno, e cioè se penso che i recenti cambiamenti nell’attrezzatura e nella tecnologia siano andati troppo oltre: le nostre istituzioni dovrebbero (o, addirittura, avrebbero dovuto) fare qualcosa di più per controllare gli infiniti miglioramenti di bastoni e palline? È vero che, nel solo arco della mia carriera, l’attrezzatura golfistica ha subìto un’enorme trasformazione. Basti pensare, ad esempio, alle piccole teste di legno dei driver in persimmon (il caco, ndr) che erano in giro quando ero giovane. Fanno ridere in confronto alle teste da 460 cc dei driver di adesso. E se mostrassi ai ragazzi di oggi i legni 3 persimmon che si usavano 23 anni fa, li troverebbero impossibili da usare!

Ciò che è strano, però, è che per me la tecnologia non ha fatto la stessa differenza per tutti i giocatori. Nel 2000 ho vissuto il mio primo anno completo sul Tour: la mia distanza media con il driver di 11 anni fa era di 253,92 metri. Quella di quest’anno 257,63. La differenza è di appena tre metri e mezzo: in questi undici anni la mia distanza media è cambiata molto poco. Penso che nel 2004 e 2005 la mia media fosse di circa 263 metri; ma, al di là di quel biennio, credo di essere sempre stato tra i 256 e i 260.

Quindi la tecnologia ha influito molto più su altri giocatori, che colpiscono la palla più forte e la schiacciano all’impatto, di quanto abbia fatto su di me. Parimenti, la recente restrizione della scanalatura nei wedge (imposta da R&A e USGA ed entrata in vigore all’inizio di quest’anno), ha innescato in realtà un cambiamento davvero minimo, quasi ininfluente. Tutto ciò che ha fatto è stato gravare sui produttori con un costo pesante. E, per giunta, nel peggior periodo economico globale degli ultimi anni!

Il progresso tecnologico ci sarà sempre. È una crescita costante. Vengono scoperti nuovi materiali e vengono adottate diverse tecnologie. A fronte di questi cambiamenti ineluttabili, non sono sicuro che le nostre istituzioni debbano essere così paranoiche come lo sono adesso: dobbiamo stare al passo con i tempi. La gente punta sul fatto che negli ultimi trent’anni la distanza media di un pro sul PGA Tour è cresciuta di quasi 30 metri. Ma la verità è che oggi i pro sono molto più forti e in forma rispetto ad allora. Oggi chiunque va in palestra. Prima che io nascessi, nel 1976, Gary Player era praticamente l’unico a farlo.

Inoltre, i ragazzi ottengono 10/12 metri in più se allungano il driver di un pollice e mezzo. Padraig Harrington l’ha fatto recentemente e ha guadagnato una ventina di metri. Graeme McDowell proprio adesso sta usando un driver lungo 46,5 pollici. Io preferisco non farlo, perché un driver così lungo non fa per me, al momento. Immagino che R&A e USGA potrebbero mettere un limite: “Tutti i driver più lunghi di 46 pollici da adesso sono illegali”.

In questo momento, però, non sono sicuro che sia il modo più corretto e giusto di agire. Non dovremmo caricare economicamente ancora di più i produttori, creando una spesa extra proprio per quelli che stanno già subendo abbastanza.