BMW Masters: Vince Peter Hanson; 26° Edoardo Molinari, 35° Francesco Molinari, 46° Matteo Manassero

Edoardo Molinari, con 280 colpi (68 71 69 72, -8), termina al 26° posto il BMW Masters 2012. Nell’ultimo giro Francesco Molinari recupera 5 posizioni chiudendo 35esimo con 283 (66 74 73 70, -5), mentre Matteo Manassero con 286 (70 73 72 71, -2) colpi si piazza al 46° posto.

Vince lo svedese Peter Hanson con 267 (66 64 70 67, -21) colpi, resistendo, anche nell’ultimo giro, all’attacco del nordirlandese Rory McIlroy, numero uno mondiale, che termina secondo ad un colpo dal leader.

Terzo a 4 colpi Luke Donald, mentre a 5 colpi, in quarta posizione, dopo averne recuperato 12, Ian Poulter.

Edoardo Molinari ha girato in 72 (PAR) con 3 birdie e 3 bogey; Francesco Molinari ha segnato 70 (-2) colpi con 2 birdie e Matteo Manassero 71 con 5 birdie e 4 bogey.

Saper vincere è un’arte

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Tutti abbiamo visto la Ryder Cup in tv e tifato per quella rimonta incontenibile. Ma quanti sanno capire come si è reso possibile un epilogo tanto emozionante? Ecco un’analisi tecnica che spiega molti dettagli. Piccoli, ma decisivi

Questa edizione della Ryder Cup è stata la gara più bella di tutti i tempi, ancora superiore a qualche edizione del Masters. È stata davvero insuperabile. Ecco qualche spunto di riflessione, a partire da un punto che ritengo importante: i capitani. Olazabal ha avuto due facce: da un lato è stato molto bravo nel decidere gli abbinamenti dei singoli, ma tatticamente nei doppi ha fatto alcune scelte che trovo discutibili. A mio avviso con il parco giocatori che aveva a disposizione, avrebbe potuto schierarli meglio. D’altro lato, e me l’ha confermato anche Francesco Molinari, è stato straordinario nel motivarli la sera prima dei singoli, quando tutte le speranze sembravano perdute. Davis Love III, invece, è stato grandioso negli abbinamenti dei doppi, ma ha fatto l’errore di credere che il sabato sera la coppa d’oro fosse già nelle sue mani. Questo è uno sbaglio che non si dovrebbe mai, e ribadisco mai, fare.

Bubba Watson non può scatenare tutto quel pandemonio sul tee della 1 perché alla fine rischia di deconcentrarsi. Soprattutto se si ha di fronte un giocatore come Luke Donald che ti manda quattro down dopo sette buche. E come recuperi poi? Non è stata una dimostrazione di grande intelligenza… Un altro errore fatto dagli americani è stato credere che “tanto ci sono i miei compagni: io perdo, ma vincerà qualcun altro”. Nella squadra ci sono quattro rookie, ma non è un motivo per partire così scarichi e deconcentrati, anche perché sono comunque giocatori di alto livello, perfetti come concentrazione nei doppi tanto quanto erano completamente con le pile a terra nei singoli. Il match più bello è stato quello fra Mickelson e Rose che ha visto entrambi esprimere un altissimo livello di gioco: dieci birdie e un eagle in due con colpi pazzeschi. Mi sono anche immedesimato in Francesco Molinari, uscito per ultimo, che sapeva di dover recuperare una situazione pressoché disperata e, come se non bastasse, contro un certo Tiger Woods. Quanta pressione! Se mi fossi trovato nella sua situazione, penso che avrei fatto air shot!

Poulter è stato assolutamente meraviglioso. Vedere quella sua grinta in una bolgia infernale che ti tifa contro, è stato meraviglioso. Ian non era in forma, ha sbagliato tantissimi colpi sulla destra per il tipo di swing che lo porta sempre a fare slice. Ma nel vincere, di testa, quattro punti su quattro, è stato ineguagliabile. Ottimo anche Garcia, un giocatore che “fa spogliatoio”. Male, invece, Hanson; e anche Westwood, che però ha fatto il suo dovere quando è stato necessario in singolo. Ha battuto Matt Kuchar nel momento decisivo, giustamente punito per la mancanza di fair play su quel putt di 30 centimetri non concesso. L’americano è un personaggio senza carattere, un anonimo ragazzone Usa che, sportivamente, ha il carisma di un semaforo. A Love sarebbero serviti più giocatori con carattere, come Zach Johnson ad esempio. Ma quello che offre il golf americano oggi come oggi, sono i Dustin Johnson (almeno è fisicato) e i Jason Dufner, dall’aria non particolarmente simpatica e socievole, la pancia, il triplo mento… ma che tirano benissimo la palla. Dufner è una pubblicità al contrario per il golf, ma ha un movimento perfetto, sempre con le braccia libere, impossibile vedergli fare un colpaccio. Certo, mancano i personaggi come una volta erano i Couples, i Davis Love III eccetera. Ho trovato disastrosi Tiger (mezzo punto), Stricker (0 punti), Furyk (1 punto) che ritengo abbiano affossato la squadra: un punto e mezzo in tre!. E qui trovo altre colpe del capitano, perché se alcuni giocatori te li sei trovati perché qualificati meritatamente (Snedeker, ad esempio, che ha fatto un solo punto; ma te lo potevi aspettare), altri li hai scelti e, quindi, significa che li ritenevi decisivi, in forma e in grado di portare alla squadra punti preziosi.

Lo so che è difficilissimo farlo: però perseverare facendo giocare Tiger in foursome è pura follia. Ha un tipo di gioco per il quale il solo, per assurdo, che potrebbe giocare con lui è Mickelson. Ma abbiamo già visto che, non essendosi simpatici, è assolutamente impossibile. Love ha convocato Stricker per abbinarlo a Woods; ma ha un tipo di gioco che non regge, a meno che Tiger non gli prenda sei fairway (e gliene ha preso uno solo), perché non è in grado di fare i colpi di recupero ai quali ci ha abituato l’ex numero uno. Infine, l’ultimo sbaglio del capitano è stato quello di far riposare il sabato pomeriggio Mickelson e Bradley, una fantastica coppia che non aveva da anni. I due hanno espresso un gioco grandioso e gran carattere di gara. Direi quasi a livello di Seve e Ollie dei tempi d’oro. Probabilmente l’ha fatto perché era convinto di avere già vinto. Conseguentemente ha inserito altri giocatori per farli ruotare ma, se vuoi farlo, sostituisci Tiger nel foursome.