Settimo, non rubare

Qualche anno fa, dopo le mie prime esperienze come papà accompagnatore di piccolo atleta che si avvicinava al golf agonistico, avevo tessuto le lodi del bellissimo spirito che anima i ragazzini ai loro primi campionati, della loro gioia di impegnarsi con il sorriso, senza cattiverie e con la curiosità di chi si affaccia alla vita senza paure e senza rivincite, per il puro gusto del gioco e dello stare insieme. Una meraviglia che, purtroppo, per qualcuno si affievolisce rapidamente con il passare degli anni, per lasciare posto a maggior agonismo e desiderio di prevalere, complice anche l’eccessiva aspettativa che tanti genitori ripongono sulle proprie creature, rischiando di rovinare l’atmosfera delle gare e il divertimento dei propri figli.

Lo si può riscontrare facilmente di persona assistendo (da lontano) ai campionati delle categorie superiori e, soprattutto, nelle velenose chiacchiere da club house. Di recente, però, pare che si sia proprio passata la misura: una lettrice, mamma di valido giovane giocatore, ha scritto a questo giornale rimproverando una certa eccessiva “comprensione” per le irregolarità che talvolta vengono commesse in campo, che porterebbe – secondo quanto ci scrive – verso fatti addirittura da Codice Penale. Sostiene, infatti, che di recente si siano verificati alcuni furti di bastoni durante le gare, mirati a mettere fuori causa un avversario, per ragioni di classifica o per mera antipatia. Si dice che una volta a Biella sia sparito un legno 3 dalla sacca di un giocatore BN (Brevetto Nazionale) prima della partenza; che a Conturbia un wedge sia stato gettato apposta nei rovi; che al Golf Nazionale un altro ragazzo non abbia più trovato i propri wedge, scomparsi dalla sacca poco prima del tee off.

Non so pensare a nulla di più subdolamente meschino e contrario allo spirito del gioco; un mezzuccio di un pavido invidioso che, non avendo i mezzi tecnici per battere sul campo uno dei partecipanti, ricorre ad azioni che nella società civile sono considerati furti sotto tutti gli aspetti, con relativa sanzione criminale. Chi compie un atto del genere non merita di far parte del mondo del golf, nulla ha capito di come ci si dovrebbe comportare e di quale lezione di vita ha smarrito. Se per caso dovesse essere individuato l’autore di un gesto del genere, spero che sia applicata la pena massima: la radiazione. In effetti, oltre ai genitori, esercitano una funzione educativa, loro malgrado, anche i maestri, gli arbitri e i direttori dei circoli: e saper stare con la schiena diritta di fronte alle regole del golf significa saperlo fare anche nell’affrontare le regole della vita. Se, invece, si cede a sotterfugi o eccessiva benevolenza, il messaggio che passa rischia di essere pernicioso per i ragazzi. Senza scomodare di nuovo Beccaria e la certezza della pena, è evidente la funzione pedagogica di una sanzione commisurata che colpisca le prime irregolarità riscontrate; se, invece, si giustifica troppo, c’è il rischio reale che il ragazzo non capisca quali siano i veri valori e limiti, e trasgredisca sempre di più, fino al furto o alla violenza.

In fondo, tutta l’organizzazione delle gare si fonda sulla pubblica buona fede: le sacche e il loro contenuto sono spesso lasciate incustodite, in campo pratica o vicino alla club house, e la sera sono affidate al circolo. Se ci si dovesse guardare intorno a ogni momento, tutta l’atmosfera sarebbe rovinata da un aleggiante spirito maligno. Gli episodi di furto o danneggiamento sono per fortuna rari; ma ricordo che, passato professionista, avevo presto imparato che era molto meglio che la mia sacca dormisse con me. Sarebbe molto triste che anche i ragazzi dovessero prendere questa abitudine.

Nessuno tocchi Tiger

Tiger Woods of the United States gestures to a fan to be quiet from the fifth green during first round play at the WGC Bridgestone Invitational golf tournament in Akron

Brandel Chamblee, che ha osato criticare Woods, è stato subito bollato come traditore. Il paludato ambiente del gioco non sopporta chi disturba i suoi equilibri

Brandel Chamblee, ex giocatore del PGA Tour diventato opinionista di spicco di Golf Channel America, di recente aveva descritto Tiger Woods come “poco cavaliere verso le regole” nella passata stagione. Chamblee ci ha azzeccato e ha ragione da vendere: Woods è stato, a volte, proprio così. Dimostrando un mix di ignoranza, arroganza e – secondo alcuni – ambiguità, il golfista migliore al mondo durante la scorsa stagione si è ritrovato coinvolto in quattro incidenti legati alle regole, per ognuno dei quali ha ricevuto una diversa penalità. Ad Abu Dhabi, Woods è stato penalizzato con due colpi per droppaggio errato dopo aver trovato la sua palla incagliata nella sabbia. È stato un errore comprensibile; uno dei suoi compagni di gioco, Martin Kaymer, ha fatto lo stesso quando, per sbaglio, ha convenuto che a Woods doveva essere permesso un droppaggio senza penalità.

Al Masters, Woods aveva tecnicamente il diritto di continuare la gara dopo che gli incompetenti giudici arbitri dell’Augusta National gli avevano concesso una clausola di uscita da una situazione che normalmente l’avrebbe portato alla squalifica. Ma la sua decisione di continuare è stata, per molti osservatori, quantomeno moralmente discutibile. Durante l’ultimo giro del Players Championship, poi, l’accordo con un altro partner di gioco, l’americano Casey Wittenberg, ha assolto Woods da qualsiasi illecito tecnico dopo un droppaggio che è stato, per molti testimoni, altamente discutibile. Infine, al BMW Championship di Chicago, Woods è stato obbligato ad aggiungere due colpi al suo score quando la sua palla si è mossa leggermente nel tentativo di spostare un rametto che le stava vicino. Sarebbe stato onesto, ma la reazione sprezzante di Woods è stata a dir poco inquietante.

Di fronte a un’evidenza inconfutabile si è rifiutato ostinatamente e irrazionalmente di accettare il verdetto. In seguito a questi fatti, Chamblee ha dato dell’imbroglione a Woods. È stato, secondo una successiva ammissione dello stesso Chamblee, un’uscita un po’ troppo forte. Ma ciò che è davvero inquietante è come Woods ha esercitato, per rivalsa, una forte pressione per screditare Golf Channel. Così è stato che, invece di celebrare un’emittente informata, professionale e abbastanza coraggiosa da avventurarsi dove pochi altri hanno osato nell’analizzare Woods, Golf Channel ha capitolato. Purtroppo è un atteggiamento tipico nel comodo e conservatore mondo del golf, un mondo dove nessuno imbroglia, dove tutti i giocatori sono veri esempi di virtù e dove chiunque superi i confini invisibili dell’accettabilità è tranquillamente estromesso. Il sistema golf è un’entità potente, ed è meglio lasciarla tranquilla se ci si vuole assicurare il lavoro anche in futuro. Come disse una volta un famoso ex giocatore, diventato opinionista televisivo: “Oggi è stata una bella giornata. Non ho detto nulla, ho mantenuto il mio lavoro”. Il che è forse l’aspetto più patetico dell’intera questione. Invece che essere sostenuto nel suo punto di vista ragionevole e ben motivato, Chamblee è stato scaricato da un gran numero di cosiddetti giornalisti: per proteggere il proprio futuro accesso al grande uomo (che, peraltro, regolarmente non dice nulla o quasi), alcuni membri del Quarto Stato sono stati disposti a buttare a mare un collega.

Alla stessa stregua, Rory McIlroy ha subito sostenuto il suo “amico”. Il giovane irlandese è arrivato a dire che il mondo non avrebbe mai sentito parlare di Chamblee, se non fosse stato per Tiger. Un’uscita infelice, ingenua e sciocca (anche se magari non per forza in quest’ordine). Ancora più sgradevole, comunque, è stata la dichiarazione pubblica di Mark Steinberg, l’agente storico di Woods. “I commenti di Brandel Chamblee sono vergognosi, senza fondamento e fuori luogo”, ha tuonato Steinberg che, per inciso, è stato recentemente condannato per guida in stato di ebbrezza. “Nelle sue decisioni Tiger ha dato voce alla sua posizione, ha accettato le sue penalità ed è andato oltre. Non c’era intenzione di ingannare nessuno. Le opinioni disinformate e maliziose di Chamblee – passate per fatti – e il suo deplorevole tentativo di guadagnare l’attenzione sono miserevoli”. Si tratta, naturalmente, di un vecchio trucco. Spostando il dibattito su Chamblee, Mark Steinberg ha portato lo sguardo del sospetto e del dubbio lontano dal suo cliente. E ha funzionato, come succede sempre nel golf. Soprattutto quando si tratta di Tiger Woods. Sfidarlo è semplicemente troppo rischioso, come dimostra molto chiaramente questo episodio.

Smartphone ora consentiti come dispositivi per la misurazione della distanza

iPhone_permesso

Dal 1° gennaio 2014 è entrato in vigore un importantissimo cambiamento nelle regole: l’iPhone e gli altri smartphone possono adesso essere utilizzati in gara come dispositivi per la misurazione della distanza.

Questo argomento è stato oggetto di un acceso dibattito dopo che nel 2012 il Royal & Ancient aveva precisato che i dispositivi con bussola e previsioni meteo integrate non potessero essere usati come dispositivi per la misurazione della distanza.

Ora sono state pubblicate due decisioni relative a queste due funzioni, con il solo scopo di permettere l’uso dell’iPhone come dispositivo per la misurazione della distanza.

Questa condizione è comunque subordinata al fatto che nelle regole locali il circolo consenta l’utilizzo dei dispositivi per la misurazione della distanza. Insieme all’applicazione GPS, però, non ne devono essere installate altre che infrangano le regole.