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Finalmente, anche all’Augusta sono entrate le donne. Invece, al Royal & Ancient l’altra metà del cielo è ancora “non gradita”. Ma che senso ha, oggi, restare arroccati su una posizione tanto anacronistica e stupida? Nessuno lo sa (e forse nemmeno loro)

Tredici anni dopo che la maggioranza di noi è giunta sana e salva nel XXI secolo, i gentlemen geriatrici con la Giacca Verde dell’Augusta National sono al massimo approdati nel XX. Finalmente, la sede del Masters ha ammesso “un paio” di socie. Benvenuta novità, dunque; anche se molto in ritardo. Ora sarà un po’ meno facile giustificare le abitudini troppo spesso misogine del gioco. Ma solo un po’; perché al di qua dell’Oceano, in Casa R&A, nulla è ancora cambiato e la “governance” del gioco europeo rimane appannaggio di un club privato in cui l’altra metà del cielo non è la benvenuta. Spiegare a un non golfista tutto questo suscita dapprima stupore, poi grandi risate e infine l’inevitabile: “Stai scherzando; davvero succede ai nostri tempi?”. Anche se la notizia proveniente dalla Georgia è un grande passo nella direzione del buonsenso, c’è da sperare che l’ammissione di Condoleezza Rice e Darla Moore sia solo l’inizio di qualcosa di ben più significativo di due donne con la giacca verde che camminano sul terreno dell’Augusta National durante la settimana del Masters. Per il golf è un’occasione d’oro per dimostrare un carattere al passo con i tempi, piuttosto che arroccarsi su posizioni anacronistiche da barzelletta. È meglio non esaltarsi troppo, comunque. Già in precedenza vi erano state importanti occasioni, lasciate invece cadere. Soprattutto nel 1996, quando Judy Bell fu nominata presidente dell’USGA. Solitamente una tale posizione comporta l’invito ad associarsi al Royal & Ancient Golf Club di St Andrews. Ma per Judy non andò così: le venne regalata una spilla. Tutti insieme adesso: ahahahahah…!

“Non c’è motivo!”

Naturalmente, entrambe le posizioni hanno le loro ragioni. Sicuramente l’R&A è ormai preparata a rispondere ogni volta che la questione viene fuori, il che succede regolarmente. “All’interno del golf non c’è una gran pressione su questo argomento”, taglia corto Peter Dawson, CEO di R&A. “I media, invece, fomentano la diatriba. Che però, per noi, non c’è: il 99 per cento dei circa tremila circoli inglesi ha soci uomini e donne. Allo stesso modo, non abbiamo problemi se la gente vuole esercitare il proprio diritto di riservare un club a persone dello stesso sesso. Non vediamo il motivo per cui tutti i circoli debbano essere uguali”. Se il Royal & Ancient fosse semplicemente un golf club qualunque, uno dei tremila circoli inglesi di cui si parlava, starebbe bene. Ma non è così. Come l’Augusta, occupa una posizione speciale nel gioco e quindi dovrebbe essere gestito in modo diverso, rispetto a questo conservatorismo. Entrambi gli enti organizzano uno dei quattro più importanti eventi del golf ed entrambi beneficiano enormemente, in termini economici, da queste gare finanziate pubblicamente (anche se va ricordato che l’R&A fa un ottimo lavoro devolvendo i profitti dell’Open per il miglioramento del golf in tutto il mondo). Come minimo, quindi, entrambi hanno la responsabilità morale di rappresentare al meglio il gioco che pretendono di governare e da cui traggono profitti. Dopo la mossa dell’Augusta, il Royal & Ancient è ancora più isolato di prima. Adesso il presidente del club americano Billy Payne può parlare con più credibilità quando l’argomento della discussione verte sulla “crescita del gioco”.

Basta ipocrisie

È stato a lungo uno scherzo di proporzioni epiche che due istituzioni così esclusive si pronunciassero in modo serio su un argomento così importante. La loro ipocrisia era palpabile e impersonavano l’errore più grave nel tentativo di uno sport di allargare la sua partecipazione anche a gruppi demografici non per forza inclusi tra uomini benestanti di mezza età. Ma guardiamo al futuro con un po’ di ottimismo. Forse sarebbe troppo aspettarsi che il Royal & Ancient apra le sue porte alle donne prima che l’Open torni sui links di Muirfield – sede della maschile Honourable Company of Edinburgh Golfers – il prossimo luglio, ma ci sono segnali evidenti che il golf sta lentamente ma inesorabilmente diventando un gioco

di cui tutti possono parlare senza arrossire o ridere a crepapelle. Finalmente.