Royal Trophy: Asia batte Europa nel playoff

La rappresentativa dell’Asia ha vinto la sesta edizione del Royal Trophy, prevalendo su quella europea dopo spareggio. Sul percorso dell’Empire Hotel & CC si è conclusa in parità per 8-8, ma gli orientali si sono aggiudicati per la seconda volta il trofeo imponendosi, come detto, nel playoff.

E’ stato il coreano K.T. Kim a dare il successo alla formazione guidata per la quinta volta consecutiva dal giapponese Naomichi “Joe” Ozaki, con vice capitano il cinese Wen-chong Liang: Kim ha messo a segno un birdie alla prima buca di spareggio, mentre il belga Nicolas Colsaerts, al quale erano demandate le fortune europee, ha mancato il putt per prolungare il match.

Il team continentale, affidato allo spagnolo José Maria Olazabal e del quale hanno fatto parte Edoardo e Francesco Molinari, aveva iniziato bene con un 3,5-0,5 nei quattro foursome, poi è iniziata la rimonta degli orientali. Con un parziale di 3-1 nei quattro fourball hanno ridotto lo svantaggio (3,5-4,5) e lo hanno annullato negli otto singoli in cui hanno esercitato una leggera, ma decisiva prevalenza (4,5-3,5).

Malgrado la sconfitta il bilancio rimane favorevole all’Europa (4-2), che si è imposta nel 2006 (9-7), nel 2007 (12,5-3,5), nel 2010 (8,5-7,5) e nel 2011 (9-7). L’Asia, invece, aveva prevalso nel 2009 (10-6) e anche in quella occasione il capitano continentale era Olazabal.

Buonasera, Mr. Gary

manassero

Incontro inaspettato con Player, un personaggio unico, un vero signore. Che ama particolarmente l’Italia

Eravamo ad Abu Dhabi per l’HSBC Golf Championship e, la domenica sera, io, Dodo, Chicco e Alberto Binaghi siamo andati a cena in un ristorante italiano.

Entrando, abbiamo incrociato a un tavolo Gary Player. Nessuno di noi sapeva che fosse lì, in quel locale, ma sapevamo che il giorno dopo si sarebbe svolta la sua Pro Am, quella che organizza per beneficenza al Saadiyat Classic, il suo campo. Io l’ho anche giocata! Ci siamo fermati a salutarlo. Non l’avevo mai incontrato di persona, ma sapevo che lui aveva parlato di me in un’intervista. Ero emozionato, poiché è un personaggio veramente unico, con uno spirito incredibile: ci ha raccontato che ogni mattina si sveglia alle 7,30 e fa un’ora e mezza di palestra; e questo tutto l’anno, alla faccia dei suoi 75 anni. Quando è salito sul palco a fare il discorso per la Pro Am, ad esempio, non ha fatto le scale, ma è saltato su direttamente.

È più forte di lui, deve fare il gesto atletico!

Comunque, al ristorante ci siamo presentati e poi lui si è seduto nuovamente al suo posto. Ma dopo cinque minuti è venuto al nostro tavolo e ci ha fatto i complimenti: ha parlato dell’Italia, dove viene da 50 anni perché ha un nipote che ci vive. Ci ha detto che è molto contento che noi italiani stiamo facendo bene! È proprio un bel personaggio: alla Pro Am faceva l’intrattenitore, è un mito! Faceva i suoi giochini con i bastoni: ne metteva due tra medio e indice, li teneva su, e sfidava tutti: “1000 euro a chi riesce a reggerli così”. Non ce l’ha fatta nessuno! È strepitoso, ovunque vada, crea simpatia. Come è successo anche ai Laureus World Sports Awards.

È stato un evento stupendo, nel teatro dell’Emirates Palace; hanno organizzato una serata maestosa. Il Red Carpet per arrivare all’ingresso sembrava infinito, certamente non meno di 500 metri. Era pieno di star, come Rafa Nadal (che poi ha vinto come “Sportivo dell’anno”). La serata è stata presentata da Kevin Spacey, affiancato, in certi momenti, da Morgan Freeman, che è proprio un personaggio singolare, posato e altero, sempre con la stessa espressione e un guanto sulla mano sinistra: un grande. Io partecipavo per il World Breakthrough of the Year, la sezione che premia la “Rivelazione dell’anno”. Su sei atleti in lizza, in tre (Martin Kaymer, Louis Oosthuizen e io) arrivavamo dal golf. Gli altri tre erano il francese Christophe Lemaitre (corsa), il tedesco Thomas Müller (calcio) e il francese Teddy Tamgho (salto triplo).

Gary Player ha presentato la busta con il nome del vincitore del Breakthrough of the Year. Insieme a lui c’era Blanka Vlašić, la saltatrice (Argento a Pechino e Oro ai Mondiali). Li hanno messi insieme apposta: lei, bellissima, è alta 1,93 e, con i tacchi, molto di più, lui le arrivava a stento al petto. Ma nonostante ciò, sono entrati sul palco ballando insieme, creando un’ilarità generale: Player si doveva mettere in punta di piedi per farle fare la piroetta… Alla fine, nella busta, il nome del vincitore era quello di Martin, che potete ben vedere con l’ambìta statuetta proprio sulla copertina di questo primo numero. Ma prima di questa simpatica pagina “mondana”, a inizio anno abbiamo giocato il Royal Trophy. Un’esperienza indimenticabile anche in Thailandia.

Seve ha mandato un messaggio (dopo la lettera di ottobre) al nostro team. Ci ha detto di mantenere alto il momento del golf europeo. Ci ha dato una carica enorme, così come è successo per la Ryder. Colin mi piace molto come capitano, è bravissimo. Parla tanto, non ha paura di dire anche una parola in più. Ti carica, ti dà indicazioni corrette, ti mette tranquillità. E se ci si mette, gioca ancora bene. In quel caso ha fatto 2 punti su 3. Ha vinto 7 a 1 la domenica! Ci tenevamo proprio a fare bene per mantenere alta l’importanza del golf europeo. Abbiamo vinto tutto nel 2010 e bisognava farlo anche contro l’Asia, che aveva schierato i giocatori più forti. Che ci stavano massacrando. Ma ci abbiamo creduto e siamo riusciti in un “rimontone” spettacolare: una bellissima esperienza.

Adesso ho in programma un paio di settimane a casa. Sono tranquillo perchè sto giocando tanto e sto facendo punti. All’Accenture ne ho presi più di otto. Passando solo il taglio al Transitions Championship (dal 14 al 20 marzo a Palm Harbor, in Florida) e al Palmer Invitational (la settimana successiva a Orlando) sarebbero già così tanti punti… E poi inizierò a pensare al Masters e all’US Open: devo entrare nei primi 50 e… sono (quasi) lì!