Sergio Bertaina e Alberto Binaghi nella top 50 dei “migliori maestri europei”

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Sergio Bertaina e Alberto Binaghi sono stati inseriti nella lista dei top 50 “migliori maestri europei” da Golf Digest, rivista americana considerata la bibbia del golf mondiale, riconoscimento che corona la prestigiosa carriera di entrambi.

Alberto Binaghi, attuale allenatore delle squadre nazionali dilettanti, ha messo a disposizione dei giovani l’esperienza di tanti anni di carriera nell’European Tour portando gli azzurri a numerosi successi internazionali e con il fiore all’occhiello di aver fatto crescere Matteo Manassero, affiancandolo anche nelle sue vittorie più significative.

Sergio Bertaina, che insegna da oltre 40 anni nel Circolo Golf Torino, ha allevato molti grandi giocatori e in particolare Edoardo e Francesco Molinari, che tante soddisfazioni hanno dato al golf italiano. Bertaina è stato ed è tuttora nello staff degli allenatori federali dedicati alla squadra professionisti.

Tecnica, gioco e sorrisi

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Quella del maestro è una figura preziosissima, che può determinare la carriera di un campione. Insegna e affina il gioco. Ma il vero lavoro lo tesse nell’ombra, nel campo privato delle relazioni umane

Il 2013 è un anno importante per me: in vista delle sfide che dovrò affrontare nei match dei circuiti mondiali, statunitensi ed europei, mi sono preparato con un programma intenso di allenamento invernale insieme a Denis Pugh. E ora sto iniziando a vedere i frutti del tempo trascorso con lui. Mi alleno a Wisley, dove insegna, a 40 minuti da Chelsea dove abito. Denis Pugh è da moltissimi anni il mio maestro. Quando ero ancora dilettante sono sempre andato a lezione da Sergio Bertaina, al quale si è affiancato Denis prima, Mark Roe poi (negli ultimi tre anni per il gioco corto) e ora mi segue Jamie Spence. La collaborazione tra Sergio e Denis ha preso avvio poiché vivevo a Torino: andavamo a Londra, dove Denis mi affinava lo swing; e poi Sergio mi seguiva negli allenamenti di tutti i giorni, facendomi mettere in pratica gli insegnamenti di Denis. Ormai siamo una squadra perfetta: Denis come coach fa le sue osservazioni sulle modifiche che ritiene necessario fare, basandosi sulla sua esperienza con giocatori del tour come Colin Montgomerie e altri.

Un rapporto in continua evoluzione

Il rapporto con i miei allenatori è cambiato negli anni. Prima è iniziata un’evoluzione con Sergio; e poi con Denis. Inizialmente abbiamo lavorato sulla collaborazione fra loro due. In seguito è subentrata una profonda amicizia e con Denis scherziamo spesso anche su Twitter o usciamo a cena a Londra. Poi, al nostro trio si è aggiunto anche Mark. Dopo tre anni ho sentito l’esigenza di cambiare per acquisire maggiore sicurezza nel gioco corto. Così mi sono rivolto a Jamie Spence, ex giocatore dell’European Tour. Ora sono molto soddisfatto del mio team. Rimangono separati i lavori di Jamie e Denis e nessuno dei due si permette di intromettersi nel lavoro dell’altro. Fra i due c’è anche un rapporto di amicizia che aiuta a rendere il nostro impegno più piacevole e facile. Inevitabilmente Sergio – da quando mi sono trasferito a Londra – è un po’ meno coinvolto, anche se ha continuato a venire da noi un paio di volte all’anno e mi segue in qualche torneo. Nei tornei più importanti (come i Major) e in alcune altre occasioni di rilievo mi segue anche Denis. Faccio tesoro dei suoi consigli perché – anche se è meglio un maestro che ti vede tutto l’anno piuttosto che una volta ogni due mesi – se è un teacher che ti conosce bene, vede con più facilità i cambiamenti. Una volta questo accadeva con Denis, ora i ruoli si sono invertiti.

Un gioco corto migliore

Con Mark Roe ho iniziato a lavorare tre anni fa, proprio prima della Ryder Cup in Galles. Con una gara come quella alle porte, abbiamo iniziato facendo piccoli cambiamenti sul putting e sul gioco corto: penso che abbiano funzionato. Naturalmente ho avuto giornate favorevoli e altre meno, come chiunque, ma il rotolo della palla sul putting è stato subito migliore e mi sono sentito più sicuro sui green. È per questo che ho pensato che abbiamo fatto un buon lavoro insieme.