Gooooooo Europe !!! Di Vittoria Valvassori

vittoriavalvassori

Ciao a tutti!!

E’ passato un po’ di tempo dall’ultimo blog, ma ora ho un sacco di cose da raccontarvi!!!

Questo ultimo mese e mezzo oltre ai tornei in calendario, insieme alle altre ragazze, ho organizzato la seconda parte della stagione: biglietti aerei quasi tutti comperati e autonoleggi a buon punto, mancano solamente gli hotel, ma per quelli c’è tempo!!! Devo dire che c’è stato un vero e proprio lavoro di squadra per far coincidere tutto, ma come sempre ce la siamo cavata egregiamente.

Purtroppo però, non sempre ci va benissimo….

Le ultime due gare sono state all’insegna dell’improvvisazione e della sopravvivenza…

Proprio così, tra guasti agli aerei e conseguenti perdite dei voli in coincidenza, prenotazioni di auto non recapitate all’agenzia di noleggio (non per colpa nostra ovviamente), campi da golf non facilmente raggiungibili e hotel a una stella…”cadente”, siamo tutte contente di staccare la spina un paio di settimane e ricaricare le batterie.

Detto ciò, vorrei però condividere una delle emozioni ed esperienze piu’ belle che ho provato su un campo da golf.

La prima settimana di Agosto si è giocato a St. Andrews il British Open femminile. Io ho giocato la qualifica finale il lunedì, ma purtroppo non mi sono qualificata.

Mi è comunque stata data la possibilità in qualche modo di esserci perchè una delle mie più care amiche del Tour, mi ha chiesto di farle da caddy durante la gara. Ovviamente non ho avuto dubbi sulla risposta e vi garantisco che è stata un’emozione unica! Grazie Marghe!!

L’atmosfera del luogo, il fatto che ci fossero tantissimi spettatori già durante il giorno di prova campo, la copertura televisiva di ogni angolo, dalla club house, al campo pratica, al campo, al putting green, la presenza di coach famosissimi, il fatto di rivedere dopo tanto tempo giocatrici che ormai giocano a tempo pieno sull’LPGA e tantissime altre cose, mi hanno veramente fatto venire la pelle d’oca. E’ stata un’ottima occasione per imparare cose nuove!!!

Ora non resta che metterle in pratica!!!!

Alla prossima

Vitti

Ahhhh dimenticavo, questa è la settimana in cui in Colorado si svolge la Solheim Cup (la Ryder al femminile). Quindi fate tanto tifo visto che anche un’italiana (Giulia Sergas) sarà presente per difendere i colori dell’Europa!!!

Se volete vederla, sul sito www.ladieseuropeantour.com dovrebbe esserci il live in streaming.

Goooooo Europeeeeeeee

 

Ciao ciao

Giulia Sergas: “Voglio aiutare la squadra a vincere la Solheim Cup!”. Di Maria Pia Gennaro

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Seconda italiana, dopo Diana Luna nel 2009, a rappresentare l’Europa nella Ryder Cup al femminile. Il compito è arduo: 12 europee affronteranno le americane in casa loro, dal 16 al 18 agosto al Colorado Golf Club a Parker, in Colorado, e dovranno riconfermare il successo di due anni fa.

Al termine del Ricoh’ Women’s British Open sono state annunciate le 12 giocatrici prescelte in base al regolamento. Quattro secondo il Rolex Ranking: Beatriz Recari (Spagna), Anna Nordqvist (Svezia), Karine Icher (Francia) e Azahara Munoz (Spagna) e altrettante in base all’ordine di merito: Suzann Pettersen (Norvegia), Carlota Ciganda (Spagna), Catriona Matthew (Scozia), Caroline Masson (Germania). La capitana europea Liselotte Neumann ha scelto le sue quattro picks: Caroline Hedwall (Svezia), Jodi Ewart-Shadoff (Inghilterra), Giulia Sergas (Italia) e Charley Hull (Inghilterra). “Alla Solheim Cup la cosa a cui tengo di più è giocare bene, per poter aiutare la squadra a vincere”. E Giulia ama il match play… “Conosco bene Lotta, è una donna che stimo molto, rispettosa e con moltissima competenza. Siamo amiche di lunga data, sin dai tempi in cui giocava nel tour – e questo mi ricorda che sono al mio dodicesimo anno nell’LPGA!”.

Giulia ha 33 anni, tante mila miglia nel bagaglio, milioni di palline tirate sui percorsi di golf di tutto il mondo, una carriera dilettantistica invidiabile, ottimi piazzamenti sia nel Ladies European Tour che nell’LPGA Tour.

Se c’è una cosa che non ha mai fatto difetto, a Giulia Sergas, è l’entusiasmo. Si butta a capofitto nelle sue scelte: che sia una discesa con lo snowboard o un volo in paracadute, la ricerca di un coach più affine al suo carattere o il trasloco in un Paese che offre maggiori possibilità professionali, anche se è oltreoceano – e questo vuol dire privarsi della confortante protezione degli affetti familiari e degli amici di sempre; Giulia è energia pura, e non smette di ricordare a se stessa che è una persona fortunata, perché fa la vita che desidera. “A casa tutti mi sostengono, e nessuno si è mai chiesto il perché di certe scelte”, confida. “Chi mi conosce sa che la sfida è la mia vita”.

È un viaggio lungo quello che ha portato Giulia dalla sua città, Trieste, ad avvicinarsi a un traguardo di così grande importanza golfistica. Partendo dal fondo, ci sono i cinque top ten nel 2013 (quattro nell’LPGA e uno nel LET). Tornando invece a quando tutto incominciò, troviamo una bimba di dieci anni che per la prima volta va con sua madre al Golf di Padriciano sopra Trieste a trovare il nonno, socio del club. “Mamma mi disse, ‘ma lo sai che qui gioca un ragazzino che è il più bravo di tutti?’. In realtà non era proprio così bravo, ma io ne rimasi molto colpita”, racconta Giulia. “Ricordo nitidamente di aver pensato, ‘anch’io un giorno voglio essere la migliore di tutti”.

La carriera di Giulia da amateur comprende la maglia azzurra della nazionale vestita per cinque anni durante i quali fa incetta di titoli, fra cui il più importante è quello di campionessa europea, nel 1998. I risultati la convincono a passare al professionismo nell’ottobre 1999; l’anno dopo vince il Bill Johnson Rookie of the Year Award, il premio assegnato alla migliore professionista esordiente nel Ladies European Tour. Nel 2002 tenta la carta americana, e viene ammessa: da allora, la sua vita è divisa tra Europa e Stati Uniti, tra soddisfazioni e qualche errore da non ripetere: “Non avrei mai dovuto impedire ai miei genitori di seguirmi i primi anni nell’LPGA Tour; avevo bisogno di un appoggio e invece ho voluto imparare e sbagliare tutto da sola, perdendo tempo ed energie”. Del Ladies European Tour, rimpiange “la possibilità di contare sulla presenza di un coach della Nazionale: le ragazze sono seguite in tutte le gare, io in nessuna… ed è una cosa che mi pesa, purtroppo”.

“Vivo in Arizona, non lontano dal confine con la California”, spiega, “deserto, catctus, sole e… tanti campi da golf!”. I buoni risultati di questi ultimi tempi la elettrizzano: “L’inizio dell’anno è stato pieno di sorprese, non pensavo proprio di fare così tanti bei piazzamenti. Perché durante l’inverno ho cambiato completamente la mia solita routine degli anni scorsi – ho passato due mesi in montagna a Cortina d’Ampezzo, senza neanche toccare un bastone – e una volta tornata in gara non avevo alcuna aspettativa, volevo solo divertirmi e giocare”. È la filosofia che sta dando i suoi frutti imparata lavorando con le due coach di Vision54 (www.vision54.com), la scuola della svedese Pia Nilsson e di Lynn Marriott, che unisce insegnamenti sul lato tecnico del golf a quello mentale ed emotivo, per far esprimere al massimo il potenziale di ogni giocatore. “Hanno un metodo all’avanguardia e mi trovo benissimo; e poi c’è Massimo Scarpa, il coach della nazionale italiana: mi fido ciecamente del suo giudizio sul mio swing; ma la cosa che mi piace di più del mio rapporto con lui è discutere la tattica di gioco e come affrontare diversi tipi di colpi e di terreno”. Ad aiutare Giulia c’è anche la serenità interiore: “Mi do un bel 10 come voto in questa materia… e se certe mattine è 9, allora lavoro subito per raggiungere la lode di nuovo!”.

Giulia Sergas, all’inseguimento di un sogno chiamato Solheim Cup

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Liselotte Neumann, capitano della squadra femminile europea della prossima Solheim Cup che si disputerà dal 16 al 18 agosto al Colorado Golf Club di Parker, ha invitato alcune giocatrici alla prova campo del percorso americano.

Tra le giocatrici convocate spunta anche il nome della nostra italiana Giulia Sergas che al momento milita dell’LPGA Tour e si trova in sesta posizione per quanto riguarda i Ranking della Solheim Cup e quindi in corsa per un posto di diritto o una wild card da parte della capitana.

La triestina avrà una ghiotta occasione di raggiungere il quarto posto valido per la qualificazione di diritto nel RICOH Women’s British Open che si giocherà all’Old Course di St Andrews.

17 percorsi firmati da Jack Nicklaus sede di gare nel 2013

Il più grande golfista di tutti i tempi continua a essere il Numero Uno quando si parla di golf course design. Sono infatti 17 i campi disegnati da Nicklaus che quest’anno ospiteranno gare del PGA, Champions, European, Web.com e LPGA Tour.

PGA West in California, Hualalai Golf Course alle Hawaii ed Heritage Golf and Country Club in Australia hanno già fatto da cornice ai primi eventi della stagione. Il prossimo appuntamento è con il Champions Tour al The Club in Florida, un campo disegnato da Jack Nicklaus e Jack Nicklaus II. Un altro evento nella lista è il Reignwood Pine Valley LPGA Classic al Pine Valley Golf & Country Club di Beijing, un campo icona di Jack Nicklaus, aperto al gioco nel 2001 e divenuto il primo campo “su inviti” della Cina.

Evento clou dell’anno sarà la Presidents Cup al Muirfield Village Golf Club, l’unico al mondo ad aver ospitato Ryder, Solheim e Presidents Cup (nella foto). Altri campi disegnati da Jack che faranno da scenario a eventi 2013 includono: The Ritz Carlton Golf Club in Arizona (WGC-Accenture Match Play Championship), Champion Course a Palm Beach (The Honda Classic), Cana Bay Golf Club in Repubblica Dominicana, Sebonack Golf Club in NY (U.S. Women’s Open) e PGA Centenary Course di Gleneagles (Johnnie Walker Championship).

Nicklaus Design è una delle principali e più prestigiose firme di golf design al mondo. La sua filosofia è quella di lavorare a stretto contatto con i clienti, di rispettare l’ambiente naturale e creare dei percorsi sfidanti ma anche accessibili ai giocatori di tutti i livelli. La società conta 350 campi aperti al gioco in 34 Paesi del mondo (di questi, Jack Nicklaus è stato attivamente coinvolto nel disegno di 280). Almeno 63 sono entrati nelle classifiche di pubblicazioni come Golf Digest e Golfweek e in varie Top 100 nazionali e internazionali; così come non meno di 88 hanno ospitato un totale di più di 600 gare pro e amateur championship in tutto il mondo. Al momento, inoltre, Nicklaus Design ha più di 40 campi in costruzione e progetti in via di sviluppo in 46 diversi Paesi.

LPGA: in Messico vince Catriona Matthew

La 42enne scozzese Catriona Matthew si è imposta con 276 colpi (69 68 68 71), 12 sotto par, nel Lorena Ochoa Invitational, torneo voluto dalla grande campionessa messicana che l’anno scorso (era No. 1 al mondo con 27 titoli vinti) si è ritirata per dedicarsi alla famiglia a soli 29 anni.

Sul percorso del Guadalajara CC (par 72), che ha visto crescere golfisticamente la Ochoa, la Matthew, al quarto titolo nel circuito, ha lasciato a quattro colpi In-Kyung Kim, campionessa uscente, e Anna Nordqvist (280, -8), e a sette Ai Miyazato, Hee Kyung Seo e la 51enne Juli Inkster (283, -5), che era stata in vetta nei primi due giri.

Al settimo posto con 284 (-4) Suzann Pettersen, all’ottavo con 285 (-3) Maria Hjorth, al nono con 286 (-2) Paula Creamer, Michelle Wie e Brittany Lang. Prestazioni altalenanti di Cristie Kerr, 13ma con 288 (par), e di Yani Tseng, attuale No. 1 al mondo, 19ma con 291 (+3).

La Matthew, che ha fatto parte della vittoriosa squadra europea in Solheim Cup, ha ricevuto 200mila dollari sul milione in palio. Alla gara hanno partecipato 36 concorrenti di cui nessuna italiana.

 

CG

Ingiustizia è fatta

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A sorpresa, Diana Luna è restata esclusa dalla Solheim Cup. Ai suoi successi sono state preferite tre esordienti. Qualche interrogativo (e qualche sospetto) è lecito averlo

Nel mio editoriale del numero di luglio avevo parlato di sport e golf femminile sottolineando le prestazioni di Diana Luna. A lei dedichiamo la copertina di ottobre rendendole il giusto merito per i due successi della stagione ma anche un piccolo, anzi piccolissimo, risarcimento per l’ingiusta esclusione dalla squadra di Solheim Cup. Voci di corridoio affermano che la “colpa” sia stata di Laura Davies, giocatrice certamente influente per la sua grandissima esperienza nella sfida, che ha fatto valere la sua voce. I motivi non sono noti né lo saranno mai; vero è che le wild card sono state assegnate a giocatrici che trascorrono molto tempo gareggiando negli USA. Mi chiedo allora quale peso e quale importanza possa avere il LET e soprattutto giocare in Europa. Le prescelte da Alison Nicholas – e dalla Davies – sono state: Caroline Hedwall che ha disputato tre tornei negli Stati Uniti, Karen Stupples (16) e Azahara Munoz (16) e sono tutte esordienti. La quarta è Karen Stupples, che ha fatto parte del team nel 2005 e che è scesa in campo nell’LPGA 16 volte in questa stagione. E la bella prestazione di Diana nella scorsa edizione è stata completamente dimenticata? Pare di sì. Quando questo numero di Golf Today sarà in edicola, i giochi saranno fatti, il risultato sarà noto e Diana avrà seguito la gara e tifato Europa da sportiva quale è. Per la prima volta, invece, io lo sarò meno; perché, da sempre, detesto le ingiustizie. E questa per me è veramente grossa.

L’estate è stata caratterizzata da alcuni fatti golfistici, a cominciare dalla rivincita degli americani e contemporaneamente dei “Signori Nessuno” nel PGA Championship. Le decine di migliaia di appassionati che hanno seguìto con apprensione un Tiger Woods che è tristemente sparito dalla scena dopo 36 buche, e le molte meno migliaia che hanno seguìto Luke Donald ammirandone lo swing da orologio svizzero, si sono trovate a tifare due che, in partenza, avrebbero avuto il solo ruolo di comparse e nemmeno di lusso. Non sono il primo caso, certamente, e solo il tempo dirà se Keegan Bradley e Jason Dufner non faranno la fine dei vari Ben Curtis o Todd Hamilton, solo per citare i due casi più recenti.

In compenso, è iniziata la corsa verso la Ryder Cup e, com’è tradizione, è iniziata a Crans con l’Omega European Masters, che quest’anno ha visto in gara il parterre più ricco di tutto l’European Tour (Open Championship e BMW PGA Championship a parte). Gli svizzeri sono stati bravi, anzi bravissimi a portare così tanti campioni (molti dei quali della scuderia di Chubby Chandler) ottenendo il record assoluto di pubblico – 54mila spettatori – nonostante la domenica di maltempo e la conseguente decisione di anticipare le partenze abbiano scoraggiato molti appassionati a salire sul plateau. Tantissimi anche gli italiani presenti, molti dei quali arrivati in giornata per farsi un “pieno di campioni”. Facile, potrebbe pensare qualcuno, fare un bel torneo con un budget di 10 milioni di franchi svizzeri per un montepremi di due, molto più difficile farlo con tre e mezzo e una borsa di un milione e 700mila euro come accade per l’Italia. Il cambio di data favorirà certamente il nostro torneo negli anni dispari, ovvero quando saranno aperti i giochi per la qualificazione della Ryder Cup, mentre nei pari potremo contare su campioni di alta fascia non qualificati nel team europeo. Non essendo a ridosso di grandi tornei, la data è ideale e ci garantisce, con buone probabilità, la presenza dei nostri tre alfieri.

A proposito di gare a squadre, si è concluso poco prima di andare in stampa il Seve Trophy. Chiedo scusa se non lo chiamo con il suo attuale nome (“Vivendi Trophy”), ma la sfida è nata per volere del campione spagnolo e per me rimarrà sempre tale. Nel suo ricordo, Jimenez ha giocato il colpo inaugurale e tutti i giocatori indistintamente gli hanno più volte reso omaggio. L’unico non all’altezza della situazione è stato il capitano europeo Jean Van De Velde, scelto non si capisce in base a quali strani criteri, che si è prodotto in incomprensibili abbinamenti e scelte di far giocare pro (come Jacqueline) assolutamente fuori palla, oppure di lasciare in panchina personaggi come Molinari o Hansen, convinto che le sue scelte fossero esatte. Come dire: squadra che perde non si cambia! L’Europa avrebbe avuto delle possibilità, vista la reazione nei singoli, se nei doppi non ci fossimo fatti travolgere. Certo, sugli europei hanno pesato alcune assenze importanti come Quiros, infortunato; ma d’altro canto anche i britannici non hanno potuto contare su McIlroy. Ottima prova per Francesco Molinari, che ha strapazzato Jamieson per 4 a 3; e amaro in bocca per Matteo Manassero, sconfitto alla 18 da Ian Poulter (quasi imbattibile in match-play), che si è esibito in quattro birdie nelle ultime cinque buche!

Infine, dicono che non sia fair parlarsi addosso, ed effettivamente non lo è, anche se alcuni lo fanno da anni. Però ci tengo a esprimere la nostra riconoscenza ai moltissimi lettori che ci hanno gratificato con infinite mail e fermandoci in ogni evento cui siamo presenti. A nome di tutta la Redazione voglio ringraziarli promettendo che il nostro impegno sarà sempre maggiore, per dare loro un prodotto sempre più ricco di quelle idee, curiosità, articoli interessanti e divertenti che finora hanno reso Golf Today – a detta di tutti – un giornale “finalmente diverso”, da leggere dalla prima all’ultima riga.

mp.gennaro@golftoday.it