La 16enne Lydia Ko ha deciso di diventare professionista

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La fortissima giocatrice neozelandese ha annunciato la sua decisione di passare al professionismod opo aver rinunciato a più di un milione di dollari di potenziale premio moneta.

La Ko, che attualmente è quarta nella classifica mondiale, ha twittato la sua decisione spiegando di averla presa su consiglio del giocatore di rugby Israel Dagg.

Il LPGA Tour ha confermato di aver ricevuto una richiesta da parte sua di ottenere una deroga all’età minima di 18 anni. Lydia è nata in Sud Corea ma si è trasferita in Nuova Zelanda con i suoi genitori e ha iniziato a giocare a golf a 5 anni, prendendo lezioni all’Auckland’s Pupuke Golf Club con il pro Guy Wilson, che da lì in poi è sempre stato il suo coach.

È stata la migliore amateur del mondo nel 2011, 2012 e 2013 ed è diventata la prima persona in assoluto a vincere una gara pro con il New South Wales Open 2012 all’età di 14 anni. È stata inoltre la più giovane vincitrice di una gara del LPGA Tour a 15 anni con il Canadian Open 2012. E non ha mai mancato il taglio in 23 gare.

Seconda all’Evian Championships di luglio, la Ko aveva già accennato all’idea di passare al professionismo ma aveva spiegato di voler finire gli esami prima di fare l’annuncio. Dovrebbe quindi giocare la sua prima gara da professionista all’evento finale della stagione LPGA in Florida.

Suzann Pettersen vince l’Evian Championship; Giulia Sergas chiude al 67° posto

Suzann-PettersenGiulia Sergas ha ceduto nel giro finale con un 78 (+7) scivolando dal 37° al 67° posto con 221 colpi (73 70 78, +8) nell’Evian Championship, disputato sul percorso dell’Evian Masters Golf Club (par 71), a Evian-les-Bains in Francia, e ridotto da 72 e 54 buche a causa del maltempo che ha costretto all’annullamento del primo giro.

Ha conquistato il secondo major in carriera e il 13° titolo nel LPGA Tour Suzann Pettersen, 32enne norvegese di Oslo e numero tre mondiale, che ha prevalso con 203 colpi (66 69 68, -10) dopo un acceso duello con la 16enne dilettante neozelandese Lydia Ko (205 – 68 67 70, -8).

In terza posizione con 208 (-5) le coreane So Yeon Ryu e Se Ri Pak, in sesta con 209 (-4) Stacy Lewis, numero due mondiale, Angela Stanford e la coreana Chella Choi, in nona con 210 (-3) Jennifer Johnson e la spagnola Beatriz Recari.

Crollo verticale della giapponese Mika Miyazato, leader dopo due turni e precipitata dopo un 78 (+7) al 15° posto con 212 (-1), stesso score della connazionale Ai Miyazato (nessuna parentela tra le due anche se sono entrambe di Okinawa) e dell’australiana Karrie Webb.

La Pettersen, che aveva iniziato il giro finale al secondo posto insieme alla Ko, con un colpo di ritardo dalla Miyazato, ha subito preso vantaggio e ha concluso vittoriosamente con un 68 (-3) con quattro birdie e un bogey. La Ko, che vanta quattro successi in poco più di un anno tra le proettes, non è riuscita a mantenere lo stesso ritmo e ha ceduto con un 70 (-1) con tre birdie e due bogey. La Sergas ha assommato un birdie, cinque bogey e un triplo bogey per il 78.

A proposito di Evian

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Lo sport in generale (e il golf non fa eccezione) ragiona ancora in termini maschili. Eppure i tornei in rosa non hanno nulla da invidiare – per quanto concerne allenamenti, agonismo e tensione – a quelli dei colleghi uomini. È ora di cambiare mentalità

Vado controcorrente e, nel mese dell’Italian Open maschile, voglio parlare delle quote rosa nel golf. Del nostro torneo più importante ne parliamo diffusamente da pag. 22. Delle donne, invece, se ne parla ancora poco, pochissimo. E anche noi di Golf Today dovremmo recitare il nostro “Mea culpa”. Per questo ho deciso di seguire in prima persona l’imminente The Evian Championship, in programma dal 12 al 15 di questo mese. Il torneo da quest’anno ha avuto la gratificazione del titolo di quinto Major, a conferma della strada percorsa in 19 anni. Ho proprio voglia di assistere a un Major femminile, vedere in azione Diana Luna e Giulia Sergas mentre si confrontano con i mostri sacri americani e le campionesse provenienti dall’Est.

Queste ultime sono sempre più numerose: coreane che si dedicano anima e corpo – come ringraziamento (secondo la tradizione locale) ai genitori che le hanno cresciute – all’attività scelta, rinunciando ad avere una vita loro e sottoponendosi a durissimi allenamenti, a diete inflessibili (sono lontani i tempi delle Laura Davies, Nancy Lopez o Catherine Lacoste) e a lunghi spostamenti. Sono curiosa di vedere in azione le talentuosissime e sempre più giovani campionesse, a cominciare da Ariya Jutanugarn e Charlie Hull, le diciassettenni “fenomene” che stanno facendo calare in picchiata l’età media delle vincitrici nel LET. Non molto tempo fa era vietatissimo alle minorenni partecipare ai tornei delle proette sull’LPGA Tour, se non con permessi speciali.

Le orientali, non è ancora dimostrato, sembra che abbiano una carriera breve, che dura solo tre o quattro anni in quello che, fra tutti, è lo sport nel quale un’atleta può essere considerata ancora pienamente competitiva a 40 anni. Le campionesse orientali spuntano come funghi; in ogni torneo ce n’è una nuova che si mette in luce alimentando una concorrenza feroce. Ne abbiamo viste alcune vincere tutto per qualche anno e poi scomparire dalle scene. Le ragazze coreane caleranno in massa a Evian-les-Bains e il numero sarà limitato unicamente dalla graduatoria mondiale del Rolex Ranking. Analizzando nel particolare queste “minigolfiste” (per la statura), fra le prime 500 del mondo ne troviamo 146, di cui cinque fra le dieci migliori: una preponderanza che nell’ambiente maschile non esiste assolutamente. Se aggiungiamo le giocatrici di Formosa, Giappone, Cina o Thailandia, le altre giocatrici sembrano inchiodate all’angolo. Da qui l’intensificazione degli allenamenti e delle sedute di ginnastica. Intensificazione che paga. Così sono spiegati i successi di talenti come Beatriz Recari o Charlie Hull.

Parliamo ora degli uomini con una notizia di quelle succulente. I board dell’European Tour e del PGA Tour si incontreranno a brevissimo per stabilire un accordo, che dovrebbe partire nel 2015, fra le due massime potenze del golf professionistico mondiale. La decisione è stata presa, al 99%, perché i responsabili dell’European Tour hanno ralizzato come, da almeno un paio di anni, il circuito abbia perso di interesse per la “fuga degli swing” oltreoceano. Il fatto che moltissimi giocatori come Garcia, McIlroy, Westwood, Poulter, McDowell, Rose, Donald partecipino regolarmente al PGA Tour facendo solo delle sporadiche apparizioni in Europa, ha impoverito i tornei per i quali è diventato sempre più difficile reperire degli sponsor.

Il fatto che, ad esempio, un torneo come lo Scottish Open sia stato trasmesso – con buoni risultati d’ascolto – per la prima volta anche negli States, ha avvalorato la teoria dei boss di Wentworth che un eventuale patto con il PGA Tour potrebbe portare dei vantaggi al vecchio continente. I termini dell’alleanza sarebbero i seguenti: sarà ceduto al PGA Tour il 25% dell’Asian Tour (di proprietà dell’European Tour) in cambio della presenza in ogni torneo del circuito europeo – ovunque venga giocato nel mondo – di almeno quattro giocatori del PGA Tour.

Questo accordo potrebbe avere certamente dei risvolti positivi per il PGA Tour che metterebbe un piede in Asia, ma a nostro avviso ha almeno due lati negativi. Innanzitutto equivale a una dichiarazione di resa nei confronti dei giocatori più forti che hanno deciso di stabilirsi negli Stati Uniti. Il secondo lato sul quale abbiamo delle perplessità è il livello dei giocatori che verranno a giocare per l’Europa. Ovvio che si possa pensare di avere i cosiddetti bei nomi nei tornei ricchi come lo Scottish, l’Open di Francia e qualche altro ma, per esempio chi potrebbe venire a giocare tornei in Marocco, Portogallo, Russia e i meno ricchi in Oriente o Sud Africa? Porteranno lustro? Chiederei delle solide garanzie ma mi sembra pleonastico suggerire questo a una vecchia volpe come George O’Grady… Certo è che siamo curiosi!

mp.gennaro@golftoday.it

ps Credo che anche il mondo maschile si stia accorgendo di quanto sia anacronistica ai giorni nostri la diferenzazione fra i due sessi. A Muirfield si respirava aria di polemica per la scelta di far disputare l’Open Championship in un percorso che vieta l’ingresso alle donne.

ps 2 Siamo stati colti di sorpresa e da una grandissima tristezza per la notizia della scomparsa, nella notte del 25 agosto, di Giorgio Bordoni maestro conosciutissimo, per anni allenatore della nazionale dilettanti, componente del consiglio della Pgai ma soprattutto persona dal grande cuore che, con Laura Mantegazza, aveva fondato Blue Kids, l’associazione che ha avvicinato al golf una moltitudine di ragazzini. Con Carlo Alberto Acutis e Alessandro Rogato è stato il primo che ha capito l’importanza delle Gof Academy fondando il famosissimo Blue Team. Alla moglie Simona e ai figli va l’abbraccio di tutti noi di Golf Today.