Darren e tutti gli altri (tranne me)

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Pensieri a margine dell’Open: che emozione veder trionfare un caro amico. E complimenti anche ai due Tom: Watson, che dimostra di essere sempre un campione, e Lewis, un talento emergente

Penso che sia arrivato il momento di comprare casa vicino al Royal Portrush, in Irlanda del Nord! Qualsiasi cosa mettano nell’acqua là, ne voglio un po’ anche io! Tre campioni Major in 13 mesi provenienti da un Paese con 1,6 milioni di abitanti: è assolutamente incredibile. Il tweet di Graeme McDowell, che mi ha fatto davvero ridere, fotografa bene la realtà: “Primo golfista nordirlandese a vincere un Major in quasi quattro settimane!”. E adesso ho saputo che la Royal & Ancient valuterà la fattibilità di portare l’Open nel famoso Club di Portrush. Non ho mai giocato su quel percorso, ma da quello che ho sentito (e ne ho sentito parlare parecchio) sarebbe un incredibile valore aggiunto per la rotazione delle sedi dell’Open. A oggi, degli ultimi sette Major, solo il recente PGA è stato vinto da un americano. E noi dovremmo trarre il massimo vantaggio da questa situazione, perché c’erano diversi americani sul leaderboard al Royal St George’s, a suggerirci che questo stato delle cose non durerà per sempre (e Bradley lo dimostra).

Sono contentissimo per Darren. Non potrei essere più felice per lui; soprattutto se consideri tutto quello che ha passato con Heather e il resto. Quando ho visto che il tempo sarebbe stato brutto la domenica, ho capito che anche le condizioni meteo avrebbero giocato a suo favore. Il vento e la pioggia hanno impedito ai suoi più vicini inseguitori di segnare altri 65 o 66 nell’ultimo giro. E questo ha significato che Clarkie ha potuto giocare normalmente. Chi di noi lo conosce da tempo sa che grande giocatore sia nel vento. Tutte quelle giornate passate a praticare nel maltempo di Dungannon e Portrush sono state ripagate. È stato divertente seguire la gara in televisione. Sabato sera ho preferito non mandargli alcun messaggio, perché tanti ragazzi si sono trovati nella stessa situazione e poi non è andata loro bene; quindi non ho voluto tentare la sorte. Ho anche aspettato che prendesse il fairway con il tee shot alla 18, prima di postare i miei tweet. Domenica mattina ho giocato con i bambini e ho sistemato alcune faccende in casa; ma poi mi sono seduto e ho guardato tutte le seconde nove buche. Quando la gara è finita ho provato a telefonare a Darren; ma ho immaginato che ci fossero un bel po’ di altre persone che avevano avuto la mia stessa idea. Mi ha richiamato alle 23 e ho capito al volo che la festa stava andando decisamente bene! Mi sono congratulato e – manco a dirlo – Darren era molto, molto, felice; stava cercando di lasciare che tutto sedimentasse (la vittoria e… la birra!).

Mi ha fatto piacere anche per il suo manager “Chubby” Chandler. Fino all’anno scorso non aveva vinto un Major e oggi può contare su quattro campioni. Ha persino rischiato di fare il “Chubby Slam” al PGA Championship! Anche se a farmi da manager è sempre stato il mio amico Paul Dunkley, ho passato molto tempo con Chubby e per un certo periodo avevamo un accordo per il quale lui ci avrebbe procurato alcune sponsorizzazioni. I giocatori di Chubby stanno alimentando il loro successo l’uno con l’altro e sono in “ricca” forma.

Prima ancora di arrivare sul Tour, avevo designato Darren come una persona alla quale avrei potuto chiedere aiuto. Sotto molti aspetti, per me era un vero e proprio modello di comportamento: sicuro, pieno di vita, indomito, coraggioso. Volevo un po’ della sua sicurezza e, nei primi tempi, ho parlato molto con lui; e lui ha condiviso con me alcuni pensieri molto utili, per i quali gli sarò sempre grato. I golfisti professionisti vivono in un mondo altamente competitivo, e la maggior parte di loro non regala nulla. Ma ci sono alcuni ragazzi là fuori sul Tour che sono veramente disponibili, e Clarkie è senza dubbio uno di questi.

Tom Watson, a 62 anni, è stata un’altra star della settimana; una prova vivente che il golf, soprattutto sui links, non ha bisogno di potenza. Infine, Tom Lewis, che ha vinto la Silver Medal, è stato impressionante. Lo conosco da quando aveva circa due anni, perché mio fratello lavorava come assistente per suo padre, Brian, a Welwyn Garden City. Ho giocato diversi giri di prova con lui, quindi ho sempre saputo che era un grande tecnico con un enorme talento. Suo padre si innervosisce parecchio a guardarlo giocare; ho saputo che è arrivato giusto in tempo per vedere il primo tee shot di Tom, per poi decidere che non poteva restare lì a seguirlo; e quindi si è fatto altre quattro ore di auto per tornare a casa!

La mia prestazione, purtroppo, è stata disperatamente frustrante. Detto ciò, il mio giro di giovedì (69) è stato uno dei golf più puri che io abbia mai giocato su un links. Purtroppo ho giocato malissimo venerdì, ho perso posizioni e sono stato punito. Peccato!