Alla conquista dell’America

manassero caddie

La mia trasferta oltreoceano? Non male, mi sono divertito e ho fatto punti. Una bella esperienza

America e Malesia, due trasferte molto positive per me. A Kuala Lumpur ho vinto e credo che si sia deciso tutto in quell’ora tra la 8 e la 12. Il mio caddie era molto nervoso, ma chi non ha il bastone in mano lo è sempre di più… Io, invece, ero molto tranquillo e ho centrato un eagle alla 10 e due birdie, alla 11 e alla 14. Diciamo che il vero avversario è stato il caldo, con quel tasso pazzesco di umidità: ti sembra di andare per terra da un momento all’altro. Ho apprezzato molto il gioco di McIlroy e ci andrei molto cauto nel definirlo “in crisi” o, peggio, “finito” per come ha chiuso il Masters e il Malaysian.

È rimasto in testa a lungo e, per me, è davvero un giocatore di vertice.

Esordio sul PGA Tour

Al Transitions sono andato bene e resta comunque una bella esperienza per l’approccio sul Tour americano, perché ho giocato bene e perché mi sono proprio divertito: il Salamander è un campo strano e bellissimo, davvero curioso. Siamo in mezzo al niente, è pieno di cactus e coyote, che ululano tutta notte. A prima vista sembrerebbe un postaccio; invece, è un posto “particolare”. I cactus, peraltro, sono micidiali: se stai a debita distanza, nessun problema; ma appena li sfiori, gli aculei ti si attaccano addosso e sono terribili, si infilano nelle suole e non c’è verso di toglierli. Comunque tutto è organizzato in modo perfetto, con grande attenzione ai giocatori e grande affluenza di pubblico. Ci sono alcune buche “simbolo” (qui era la 17) e gli americani ti mettono lì, apposta, una tribuna enorme: la gente che segue è veramente tantissima e il tifo è davvero scatenato per tutti i giocatori. Quando ho battuto Sticker, ad esempio, era il giorno del suo compleanno e tutte le tribune continuavano a cantare in coro “Happy Birthday to you!”.

A casa di Palmer

Pochi giorni dopo, a Bay Hill ho conosciuto Palmer. Era nel suo ufficio, ci siamo scambiati una stretta di mano, è davvero un monumento del golf. Bay Hill è un campo stupendo, pieno d’acqua, difficilissimo; è un po’ un incubo giocare lì sopra, non è lungo ma è molto impegnativo. Ho avuto un paio di episodi spiacevoli il primo giorno (ho finito con doppio bogey), cose che succedono. Sono convinto di aver giocato discretamente.

I migliori sono loro

Il Pga è comunque bello e tutto è impeccabile. Si ritengono i migliori,  i primi della classe e… lo sono: non hanno mai avuto un periodo di crisi, hanno mantenuto sempre i montepremi agli stessi livelli, l’organizzazione è sempre perfetta, la gente arriva sempre. Non comprendo perché Westwood abbia voluto entrare in polemica, non ho idea dei motivi che lo hanno portato a fare ciò. Ma che il Tour americano possa permettersi di dire: “Siamo i migliori del mondo”, su questo non ho nulla da obiettare.