Dalla penalità ingiusta di Dubai alla vittoria di Hong Kong

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Una penalità per una palla che ti casca dalla mano e sposta il marchino non ha senso per me; è passato qualche mese ma non ho ancora digerito la sconfitta di Dubai. In parte, ammetto, alleviata dalla grande vittoria di Hong Kong

Come potevo aspettarmi, il nuovo numero uno del mondo, Lee Westwood, si è divertito molto a prendermi in giro a proposito del mio incidente sull’ultimo green del Dubai World Championship, quando mi è caduta la palla sul marchino facendolo spostare, cosa che mi è costata un colpo di penalità. Anche Tiger non ha perso tempo: nel giorno di prova del torneo al Thousand Oaks in California, eravamo entrambi sul putting green e lui mi disse: “Hey Poults, hai imparato a marcare la palla?”. Io gli risposi semplicemente: “Fai il bravo, numero due”. (Allora Tiger era ancora secondo alle spalle del numero Uno Westwood, ndr). Credo che la regola che a Dubai mi è costata un colpo debba essere cambiata.

Non riesco ancora a credere che la palla abbia colpito il lato della moneta; se solo l’avesse presa nel mezzo, ovviamente, non si sarebbe mossa. Ma al di là di questo, il punto è uno solo: io non avevo alcuna intenzione di muovere il marchino! E comunque: avrei saputo riposizionare il marchino nella sua posizione originale? Certamente sì. E poi: se, marcando la palla, la mia mano avesse accidentalmente scostato il marchino, non ci sarebbe stata penalità. E se la mia mano avesse, sempre per caso, toccato e mosso la palla mentre era in green, anche qui me la sarei cavata senza penalità. In altre parole, tutte le altre regole concernenti incidenti simili al mio, come da buon senso, non prevedono penalità. Personalmente credo debbano affidarsi alla ragione e cambiare la regola. Se, invece, non la cambieranno… non sarà la prima volta che le norme non si rifaranno alla logica!

Coloro di voi che conoscono Twitter avranno notato un paio di debuttanti con alto profilo questo mese. L’attuale numero uno del mondo, Lee Westwood e lo “spodestato” Tiger Woods hanno deciso che era giunto il momento di cominciare a “civettare”. Westwood insiste nel chiamarmi “gambe da passero” su Twitter; il che ha qualcosa a che vedere con il fatto che io lo punzecchi sul suo soprappeso. L’ironia del “gambe da passero” si rifà a quando mi chiamavano “gambe da salsiccia” quando lavoravo nel pro-shop del Leighton Buzzard GC. Quando Tiger approdò su Twitter, scrissi sul mio profilo: “Bene, bene, bene. Ce l’hai fatta anche tu, finalmente. Hai bisogno di qualche dritta? Metti un po’ di foto, i fan le ameranno. Poults”. Ad oggi non mi ha ancora chiesto alcun consiglio; e, giudicando dal fatto che si è già fatto oltre 250mila “followers”, credo che non ne abbia bisogno.

Ero incuriosito di vedere la reazione di Lee Westwood a proposito della decisione della PGA di dare il premio come “Rookie of the Year” a Rickie Fowler invece che a Rory McIlroy. Personalmente, non ho neanche un dubbio su chi si sia meritato sul campo quel premio, in termini di risultati.

È a causa di una di quelle strane statistiche secondo cui ci sono stati già cinque 59 nella storia del PGA Tour e nessuno è mai riuscito a scendere sotto il 60 nell’European Tour. Io ce l’avevo quasi fatta nel secondo giro dello UBS Hong Kong Open a Fanling. Scendendo dal tee della 14 dopo aver fatto nove birdie nelle ultime 12, ho sentito un brividino lungo la schiena. Sapevo che tutto ciò di cui avevo bisogno era di farne altri due nelle ultime quattro, poi sarei stato materiale da libro di storia. Nelle ultime buche dell’Hong Kong Golf Club le occasioni da birdie piovono. Sul tee della 15 Terry, il mio caddie, mi vide sorridere e mi disse al volo: “Piantala, un birdie alla volta”. Il momento topico arrivò alla 17. Avevo un putt da meno di quattro metri per il birdie e colpii quello che considero un putt perfetto. Ma, sfortunatamente, la palla prese il bordo e non entrò: che sfiga!

Il birdie alla 18 da due metri sottolineò soltanto quello che avrebbe potuto essere: quel 60 è sicuramente uno dei cinque giri migliori della mia carriera, anche se, stranamente, due giorni dopo nel giro finale giocai ancora meglio, colpendo la palla veramente bene. La vittoria di Hong Kong fu un conforto più di ogni altra cosa; perché in entrambe le precedenti settimane (a Shanghai e a Singapore) ci arrivai vicino, ma non riuscii a vincere. Fare un 67 all’ultimo giro e arrivare alla vittoria è stato un enorme sollievo, avendo comandato la classifica tutta la settimana.

E ora si ricomincia…