L’anno che verrà

manassero kinder

Tra appuntamenti di rappresentanza e gare di cartello ci si avvia alla fine della stagione. Iniziando già a pensare alla prossima. Che si preannuncia davvero frizzante

Cari amici di Golf Today, il mese di settembre è stato molto divertente e sto già iniziando a pensare alla prossima stagione. Ma prima voglio raccontarvi della Finale del Kinder +Sport Golf Trophy 2011, a cui ho partecipato in qualità di testimonial, insieme a Diana Luna, al Circolo Golf Torino. Sono stato accolto in modo splendido, mi sono divertito ed è stata proprio una bella giornata! Quando sono arrivato, i bambini stavano ancora giocando: è stato bellissimo vedere 120 giovanissimi in una Finale: erano tantissimi! Prima della premiazione mi hanno quasi travolto per firmare autografi e con le loro buffe domande; ma quando si tratta dei bambini è sempre divertente. Vogliono sapere di tutto: quali sono i miei amici sul Tour, cosa succede alle gare eccetera. Le stesse cose, d’altronde, che volevo sapere io quando avevo 8-10 anni.

Poi sono stato al Vivendi Seve Trophy e, anche lì, è stata una bellissima ed entusiasmante esperienza. Ci tenevo molto a qualificarmi e mi sono goduto tutta la settimana. A mio parere, le due squadre erano molto simili, alla pari. Noi però non siamo partiti molto bene; forse perché – nonostante ci conoscessimo tutti personalmente – non eravamo altrettanto rodati a livello di squadra, dal punto di vista del gioco. Qualcuno non aveva mai giocato insieme al compagno e quindi non è stato facile. Anche il capitano, Van de Velde, ci aveva visti giocare poche volte; certamente ci conosceva di nome e di persona, ma meno sul campo, perciò il suo lavoro è stato difficile, e in qualche circostanza non ha fatto, a mio parere, le scelte migliori. Sono d’accordo con ciò che ha detto McGinley in un’intervista, durante la quale ha sostenuto che il vero “uomo squadra” è Westwood; non perché sia il Numero Due al mondo, ma perché giocherebbe con chiunque.

Per me sarebbe un personaggio davvero carismatico per la prossima Ryder Cup. Lee ha tanta esperienza e non si fa condizionare da nulla. Ha proprio il gioco da uomo squadra e dà una fiducia incredibile. Tira lungo e dritto con consistenza. Ha le capacità giuste. È di poche parole, ma in un match play può cambiare le cose con un semplice sguardo. La gente ha timore di giocare con lui, perché non ti dà respiro. Mi piacerebbe moltissimo essere abbinato a lui, perché riesce a infonderti davvero tanta sicurezza. Fra gli altri giocatori europei, un altro uomo squadra è stato Thomas Bjorn. Sa fare il capitano (e l’ha già fatto al Seve Trophy 2009), si sa comportare bene in questo ruolo e anche lui ha molta esperienza. Sa parlare a noi ragazzi e gioca ancora molto bene. Aveva il compito di giocare come primo con Westwood e si è impegnato a fondo. Per noi è stata una vittoria fondamentale in quel momento perché ci ha dato slancio; battere Lee, il loro uomo squadra, è stato importante. Per noi era lui l’uomo squadra e ha fatto un po’ anche da capitano.

Per il 2012 ho intenzione di giocare una decina di gare (tra cui Major e WGC) negli Stati Uniti. E poi le stesse, più o meno, che ho fatto quest’anno in Europa. Forse taglierò qualcosa a fine anno e giocherò un po’ di più in America. Lì l’inizio dell’anno mi piace, le gare e i campi mi si addicono. Giocherò con Rory, che farà lì la sua stagione ma verrà di tanto in tanto anche in Europa. Il Tour europeo perde molto senza di lui, che ne è il fulcro. Ma purtroppo è difficile mettere in competizione il nostro Tour con quello americano. Nonostante sia più forte, molti giocatori sono basati là.

Il Tour europeo sta vendendo bene i suoi giocatori, ma a livello di calendario e organizzazione fa un po’ più di fatica, anche se sta crescendo e noi giocatori ci troviamo benissimo. Ad esempio, Rory è felice di tornare a Wentworth, a Crans e a giocare l’Open d’Irlanda. Noi siamo affezionati ma nessuno si pone il problema di essere alla pari con il PGA. Certi numeri non si riescono ad avere in Europa. Nonostante tutto Kaymer, Westwood e tantissimi altri sono ancora member del Tour europeo. Per i giocatori non è facile prendere una decisione. Ma per Rory è stata indiscutibile, dopo aver vinto l’US Open è palese che lui giochi meglio sui campi americani.