Obiettivo programmazione

francesco molinari

Una stagione fatta bene è anche il risultato di una pianificazione attenta. Perché il calendario è molto fitto. E allora bisogna sapere quando “darci dentro” e quando, invece, rallentare

La nuova stagione è iniziata, dopo una pausa invernale fatta di “riposo attivo”: tranquillità, casa, ma anche tanto allenamento, lezioni, preparazione e programmazione. A proposito di pianificazione, devo dirvi che si basa sia sulle gare più importanti (i Major), sia sugli eventi World Golf Championship; anche se quello che ha cercato di insegnarmi Denis Pugh in tutti questi anni è che non ci devono essere troppe differenze nell’affrontare i Major e le altre gare dell’European Tour o WGC. In pratica, le 28 o 30 gare che gioco ogni anno dovrebbero essere affrontate nello stesso modo, per evitare che capiti come a qualche mio collega che si carica di troppa pressione.

Per far questo cerco sempre di lasciare – nei limiti del possibile – un periodo libero prima di una gara importante, per recuperare energie mentali e mettere a punto dei ritocchi che sarebbero più difficili da sistemare nel corso di un torneo. Per esempio, io mi sono fermato dopo Abu Dhabi saltando le altre due settimane del “Desert Swing” per prendermi il tempo di allenarmi e fare preparazione fisica in vista dell’Accenture Match Play Championship in Arizona e, due settimane dopo, del Cadillac Championship al Doral. Prendersi una pausa è quasi automatico per tutti quei giocatori che entrano nel field delle gare più importanti. Quando si riesce, ovviamente: il terzo torneo del WCG sarà la settimana prima del PGA Championship e in questo caso non ci sarà la possibilità di prendersi molto riposo o di prepararsi in modo mirato, dal momento che solo due settimane prima è in calendario l’Open Championship.

Al di là delle pause e dei tempi di recupero, che sono personali, tutti noi abbiamo un vantaggio se conosciamo un po’ i campi. E non è sufficiente qualche giro di prova, perché durante il torneo il percorso può rivelarsi del tutto differente. È quanto succede, ad esempio, ad Augusta, per restare in tema “Masters”, ormai imminente. Io ormai conosco l’Augusta National, così posso praticare colpi specifici come il draw, in particolare con i tee shot, per aumentare il controllo. Così dedico gran parte del tempo in campo pratica, abituandomi a tirare più colpi in quel modo: so che mi torneranno utili. Allo stesso modo, prima dell’Open Championship, sarebbe bene giocare su un links. E io, infatti, giocherò lo Scottish Open al Castle Stuart Golf Links di Inverness. Purtroppo, quest’anno non conosco nessuno dei tre percorsi sede degli altri Major. Per l’US Open, che si giocherà a Merion, credo che arriverò la domenica e cercherò di avvalermi dei suggerimenti di Dodo.

Mi ricordo qualcosa di quanto ho visto in televisione; ma certamente non è la stessa cosa. Anche a Muirfield non ho mai giocato, ma mi preoccupa meno, perché arriverò dal links dello Scottish Open e sarò già abituato. Infine, non conosco nemmeno Oak Hill, vicino a New York, dove hanno giocato la Ryder Cup del 1995; per di più, non l’ho visto nemmeno alla tv. Per cui studierò attentamente le “mappette”. Oggi sono redatte con una precisione strabiliante: tre giorni ormai bastano per conoscere qualsiasi campo sede di torneo. Peraltro ormai succede raramente che in Europa io debba giocare su tracciati sconosciuti. Ormai mi considero un “veterano”.

Per quanto riguarda il ritmo nella preparazione di una gara, le mie “tappe di avvicinamento” sono ormai assodate: nei tornei regolari del Tour finisco la domenica; lunedì mi riposo o viaggio se non c’è possibilità di farlo la sera prima; il martedì provo 9 buche e il mercoledì gioco la Pro Am. A volte faccio 18 buche sia il martedì che il mercoledì. Ma mai per tre giorni: prima della gara sarebbero troppe per le mie caratteristiche di gioco e fisiche. Magari ne gioco 18 lunedì e altre 9 gli altri due giorni; oppure 9-18-9.

Ci sono campi che mi piacciono in tutti i continenti. Non ho preferenze su europei, americani o asiatici. Mi piacciono i tracciati abbastanza tecnici indipendentemente da dove si trovino. I campi troppo facili invece non mi entusiasmano. Ed essendo nato in Europa, preferisco i parkland. Ma di solito vado molto “a sensazioni”: quando arrivo in un posto per la prima volta, percepisco subito se è un campo che mi piacerà o meno. E questo accade a tutti noi.

Justin Rose vince il Wgc, Tiger infortunato. Chicco 13°.

Tante le sorprese nel finale del Wgc Cadillac Championship al Blue Monster, in Florida. La vittoria di Bubba Watson era data per scontata da molti fan del mancino che con il suo nuovo driver rosa aveva affascinato il pubblico per 3 giornate consecutive. Una domenica da dimenticare per Bubba che con il +2 finale sfuma una vittoria che pareva scontata.

Il gradino più alto del podio è di Justin Rose che in questi giorni ha dimostrato una solidità di gioco che non si vedeva da tempo. Il 70 dell’ultimo round basta per vincere il torneo di un colpo (-16) e guadagnare la fantastica prima moneta da 1.400.000 dollari.

Grandissimo ultimo giro di Francesco Molinari. E’ un capolavoro il suo 65 finale con 7 birdie e tutti par, score che lo fa salire e “fermare” in 13esima posizione. Buoni i punti ranking e ottima la moneta per questo appuntamento americano.

La notizia più strabiliante rimane il ritiro dopo 12 buche di Tiger Woods che molti aspettavano all’attacco nell’ultima giornata. Tiger, già in campo pratica, lamentava dolori al tallone d’Achille. Dolori che si sono intensificati durante il primo giro e che non gli hanno dato tregua costringendolo al ritiro dopo 12 buche. Tiger ha dichiarato che ha preferito pensare al ritiro immediato per non compromettere le prossime gare ma soprattutto la possibilità di partecipare in aprile all’Agusta Masters. Un peccato per l’ex numero uno al mondo che sembrava tornato in grande forma nelle ultime gare.

Citazione d’obbligo per il terzo posto di Rory McIlroy che dimostra che essere il nuovo leader mondiale presuppone  il  recupero progressivo dopo un inizio difficile dettato da un 73 del giovedì.

Un evento divertente il WGC Cadillac di questa settimana, con personaggi carismatici al vertice e qualche sorpresa positiva per il golf azzurro e negativa per un Tiger che ci sta abituando a continui colpi di scena