Inizia l’era del Dragone

poulter hsbc

È arrivato il periodo in cui ci spostiamo in Estremo Oriente. La Cina è un Paese affascinante, che sta conquistando il golf mondiale. E nemmeno troppo lentamente

L’Asia è velocemente diventata una parte essenziale dell’itinerario di qualsiasi professionista di livello, e questo è il momento dell’anno in cui tutti noi ci dirigiamo verso l’Estremo Oriente. Adoro questo periodo della stagione; anche perché il mio gioco spesso raggiunge nuovi picchi, come hanno dimostrato le vittorie in Singapore, Hong Kong e Cina. Il mio primo viaggio in Cina è stato otto anni fa per l’HSBC Champions (quando David Howell sconfisse Tiger Woods); da lì in poi, non me ne sono perso uno. Quel primo anno si sparse la voce che decine di migliaia di lavoratori erano stati utilizzati per finire l’hotel solo un paio di settimane prima che noi arrivassimo. Mi sentivo come se l’ultima pennellata fosse stata data quando siamo arrivati al check in. Anche il campo da golf era nuovissimo, e comunque molto ben giocabile. Sette anni fa, la gente non sapeva molto del golf, ma sono sempre stati tutti molto gentili e rispettosi. Hanno imparato in fretta.

Il traino di Rio 2016

Da quando è stato annunciato che il golf farà parte delle Olimpiadi 2016, i cinesi stanno covando ambizioni enormi. A marzo, Greg Norman è stato incaricato di aiutare lo sviluppo di una squadra nazionale in grado di vincere medaglie olimpiche. Rio 2016 forse sarà troppo presto; ma aspettiamoci che i cinesi ne collezionino a tonnellate dal 2020 in poi. Il governo cinese, affamato di medaglie, ha già introdotto un incredibile programma per i giovani, che ho visto da vicino e di persona. È davvero impressionante. Sono determinati ad accelerare la loro strada verso il successo, il che pare ironico visti i tanti anni in cui il gioco era bandito. I giovani cinesi stanno diventando molto bravi, e molto velocemente. Secondo me da qui a otto anni un giocatore cinese avrà vinto un Major e dopo di questo le dighe saranno aperte. L’ho capito quando Andy Zhang ha giocato l’US Open dello scorso anno a San Francisco, all’età di 14 anni, ed è stato un enorme impulso per il gioco nel Paese. Tutte le migliaia di giovani potenziali star avevano finalmente il loro eroe da seguire. E poi ad aprile di quest’anno un altro 14enne, Tianlang Guan, è diventato il più giovane giocatore di sempre a passare il taglio al Masters. E se questo non fosse stato sufficientemente strabiliante, un mese dopo, il 12enne Ye Wocheng è diventato il più giovane giocatore di sempre a giocare un evento dell’European Tour! Io devo essermi sviluppato tardi, perché a 12 anni ero lontano anni luce dall’essere in grado di competere a quei livelli. E invece oggi i giovani cinesi hanno gia tre loro modelli che possono emulare, e ce ne saranno altri.

Campi come funghi

Se la velocità con cui imparano a giocare è impressionante, quella con cui costruiscono i campi è mozzafiato. Nel 1949, il presidente Mao aveva una manciata di percorsi che risalivano a prima della Rivoluzione Comunista. Oggi, il numero di campi è triplicato dal 2004. Mission Hills, dove si è giocata la World Cup 2011, è un resort impressionante con ben 22 campi da golf. È un progetto da miliardi di dollari, che coinvolge un’area di 80 kmq, ovvero una volta e mezza Manhattan. È stato ideato da David Chu, originario di Hong Kong, che ha fatto successo nel mondo degli imballaggi. Anche Justin Rose e io abbiamo costruito un percorso “matchplay” laggiù nel resort, che aprirà a breve e che è ricco di buche in cui chi rischia viene premiato. La Cina diventerà la protagonista del mondo golfistico molto presto. Ma, attenzione, se ci vai. Le strade sono incredibilmente caotiche. Non ho mai guidato in Cina e mai lo farò! Una volta che ti immetti in autostrada non ci sono regole: se sei trasportato, bendati gli occhi. D’altra parte, io amo il cibo cinese e asiatico, che non sarà mai abbastanza speziato per me. I cinesi sanno anche come costruire alcuni dei migliori prodotti di attrezzatura e abbigliamento del mondo, e la mia azienda, la IJP Design (da oggi puoi acquistarne i capi su www.britishgolf.it.), utilizza diverse imprese laggiù.

Sette giorni di gara

Un paio di anni fa Rory McIlroy, Lee Westwood, Liang Wenchong ed io abbiamo giocato una gara pazzesca su 18 buche in Cina: si chiamava Shui On Land China Challenge e durava sette giorni, in sette diverse città. Siamo stati sbattuti di città in città, dove ci hanno filmati mentre giocavamo le Pro-Am, e abbiamo fatto golf clinic ogni singolo secondo di ogni singola giornata. È stata un’avventura affascinante. Abbiamo visto tantissimo in pochissimo tempo. Che dire? È un Paese impressionante.

Largo ai giovani

ye wocheng

Le nuove generazioni di campioni arrivano dalle Academy dell’Estremo Oriente. Guan Tianlang a 14 anni ha polverizzato al Masters ogni record di età. Mentre sull’European Tour arriva il 12enne Ye Wocheng

Mi ripeto: adoro vedere giocare i giovani! Così ho accettato con entusiasmo l’invito del Presidente di Villa d’Este Giancarlo Rizzani e per una giornata ho fatto un bagno di gioventù. Inutile dire: “Ai miei tempi…” allora sì che il golf era uno sport per persone agée. Ora tutto è cambiato. A parte il fenomeno Teodoro Soldati c’erano altri 14enni che ho visto giocare con piglio da veterano e che, una volta ancora, mi ha fatto pensare che il golf è ora dominato dalle giovani star, anche in campo professionistico. Le giovani speranze azzurre sono moltissime anche se i numeri nel nostro Paese sono ancora troppo bassi. Permettetemi un inciso. Lo saranno sempre più fintanto che ci saranno presidenti di circolo che chiudono le porte o che, è un caso limite, non permettono più l’ingresso come “ospiti indesiderati” a ex soci che per mille e un motivo diverso, hanno abbandonato quel circolo. Circolo? Vabbé, lasciamo stare…

Chiuso l’inciso che mi sono sentita di inserire perché mi prudevano le mani torniamo ad argomenti più in linea con il vero golf. I giovani stanno cambiando la faccia del golf, la globalizzazione sta livellando il gioco e le nuove star arrivano da Germania, Spagna, Corea, Giappone, Cina, Sud Africa e, ovviamente, Stati Uniti anche se il grande paese non sta più dominando da qualche anno (vedi medagliere olimpico). Tutto è iniziato con le vittorie nel Masters dei vari Faldo, Ballesteros, Langer e Woosnam anche se Tiger per una dozzina d’anni ha dato l’illusione che gli americani fossero sempre dominanti ma l’incidente ha rimesso in primo piano la globalizzazione. Si è visto con Kaymer, Westwood e Donald ai vertici del World Ranking, prima che Woods tornasse ad essere Woods, con i successi in Ryder Cup, nella Solheim Cup, nella Walker Cup e solo il guizzo di Keegan Bradley nel PGA Championship ha permesso che gli “International” (come gli americani chiamano con un po’ di sufficienza gli stranieri) facessero un filotto nei quattro Major.

Il mondo si sta rimpicciolendo, ma il numero di buoni professionisti provenienti da altri paesi diventa sempre più grande. Nel primo World Golf Ranking, nel 1986, c’erano 40 giocatori internazionali tra i primi 100. Alla fine del 2011, ce n’erano 70. E’ stato un crollo del mito americano iniziato, come detto, con i successi nel Masters grazie alla tenacia di giocatori ambiziosi come Faldo e alla facilità negli spostamenti. Il golf professionistico è diventato più accessibile e ne è un esempio l’Italia, una nazione quasi senza pedigree, con Matteo Manassero che si unisce a Paesi dalla tardizione più antica come l’Irlanda con Rory McIlroy e il Giappone con Ryo Ishikawa. Accademie giovanili si stanno aprendo in Cina, e più di un maestro ha iniziato un servizio di lezione on-line tramite l’iPhone.

Paesi come la Cina, la Corea e il Giappone stanno sfornando a spron battuto prodotti delle loro Academy. Bambini che si allenano come adulti facendo una vita simile, seguiti da genitori tifosi e mandati a studiare in America. Gli esempi sono infiniti, tutti al limite del paradosso. Abbiamo Ariya Jutanugarn, dilettante 17enne thailandese, Guan Tianlang, 14enne che ha polverizzato al Masters ogni record di Matteo (che rimane il più giovane ad aver vinto un torneo del Tour) e il 12enne cinese Ye Wocheng che ha giocato il suo primo torneo dell’European Tour a 12 anni e 242 giorni. Chi non ricorda poi Michelle Wie, prima fra tutte a superare un taglio in un torneo dell’LPGA a 14 anni dopo che a 10 aveva vinto l’US Women’s Amateur Public Links? Ci sono poi le stelle emergenti cinesi: Dou Ze-Cheng, Bai Zheng-kai e Jim Liu, il più giovane vincitore del Junior US Amateur nel 2010 a 14, senza dimenticare Andy Zhang, il più giovane a giocare lo US Open a San Francisco. L’esperienza sarà importantissima per loro ma anche il carattere perché si è passati, nei Paesi orientali, da un estremo all’altro come in tutti gli sport. Sono ancora fresche le leggende sugli allenamenti delle giovanissime atlete di ginnastica alle Olimpiadi di Roma di alcune delle quali non è stata nemmeno rivelata l’età.

Va bene essere giovani ma tutto ha un limite ed è giusto, ma soprattutto salutare, che un ragazzo possa fare il ragazzo (anche se gareggia a livelli planetari). In ogni caso il lato più bello è vedere come nel golf e solo nel golf ci si possa confrontare con atleti di 30-35 anni di più e l’ultimo esempio è stata la bellissima prova offerta da Jeff Maggert al Players Championship. L’ultima considerazione riguarda ancora i giocatori americani che prodotti in serie danno vita a un gioco simile con risultati molto scadenti in caso di condizioni metereologiche avverse (un caso che tocca anche il tennis sui campi in terra rossa). Questo, forse, è anche il motivo della grande “fuga di cervelli” dal Tour europeo verso l’americano, oltre alla ricchezza dei montepremi. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Nel frattempo, largo ai giovani!

mp.gennaro@golftoday.it