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The day after. Dopo tutte le discussioni sul Web, in televisione e persino in campo, per la decisione della USGA di dare la penalità a Johnson ritenuto la causa del movimento della pallina, arrivano finalmente un comunicato ufficiale e le dichiarazioni della stessa USGA. E non crederete a quello che leggerete.

La motivazione della penalità conferita a DJ è nascosta in un cavillo della regola 18.2, il tale “Weight of the evidence”. Nei casi, che coinvolgono questa regola particolare, i giudici della USGA prendono in esame tutte le possibili cause dello spostamento della palla. Le condizioni del percorso, il clima, il movimento del giocatore e quanto questo possa aver influito sul conseguente movimento della palla. Bene, se tutte queste cause insieme dimostrano come “più probabile che improbabile” (It’s more likely than not) che la palla sia stata mossa dal giocatore, allora viene data la penalità. Insomma, un cavillo complesso e quasi surreale, quanto la stessa decisione finale.

Ma, nonostante abbia provato in tutti i modi possibili di motivare la scelta della penalità, la stessa USGA ha proferito un lungo e sentito Mea Culpa nei confronti del campione DJ e di tutto il Tour. Sia chiaro: la penalità secondo la USGA c’era e andava data. Ma sono stati sbagliati completamente il modo e la tempistica.

L’Executive Director e CEO della USGA, Mike Davis, ha infatti spiegato a Golf Central che la sua organizzazione vorrebbe tanto avere la chance di “giocare una mulligan” per come sia stata gestita la situazione nella giornata finale dello US Open.

La palla si è mossa impercettibilmente, il giudice Newell presente sulla 5 assolve Johnson e dopo ben sette buche due responsabili della USGA si dirigono sul tee della 12 e comunicano al giocatore che avrebbe potuto incorrere in una penalità a fine gara. Un bel pasticcio, che ha messo confusione non solo nella testa di Johnson ma anche in quella dei giornalisti, dei conduttori, dei telespettatori e dei giocatori che stavano assistendo alla scena. Alla fine di un Major così importante, proprio nel giro decisivo e conclusivo, nessuno sapeva più come fosse il leaderboard.

“Quando riconsidero l’intera vicenda, la suddivido in due questioni distinte. Si tratta di una questione di regole del golf, che cerchiamo di applicare correttamente nel modo in cui sono scritte. E credo che siamo riusciti a farlo”, ha dichiarato Davis. “Ma c’è anche un’altra questione e riguarda il modo in cui è stato diretto il campionato verso la fase finale. Vorremmo tanto avere a disposizione una mulligan, perché abbiamo chiaramente fatto un brutto bogey”.

Davis ha inoltre affermato, che avrebbe preferito che i giudici comunicassero la penalità a Johnson sul tee della 12, evtando che la gara e i giocatori continuassero senza un vero leaderboard, senza una meta.

“Abbiamo messo la giornata finale del campionato in un limbo, in cui i giocatori e lo stesso Dustin, non sapevano la loro reale posizione in classifica. Se potessimo tornare indietro, dovremmo applicare la penalità una volta visionato il video. È stato un problema di tempistiche. In quel momento del torneo occorreva fare chiarezza, cosa che non è avvenuta”, ha continuato Davis. “Siamo convinti che la penalità ci fosse, ma non l’abbiamo applicata al momento giusto. Ecco dove abbiamo sbagliato e siamo molto dispiaciuti per questo. Chiediamo scusa per come abbiamo gestito l’episodio”.

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