1_QUANTO-CONTA-IL-TEAM_1280

 

Il golf è uno sport individuale, tuttavia la sua peculiarità è che ogni giocatore si trova a condividere il giro con dei compagni di team, che nella maggior parte delle situazioni sono da considerarsi “avversari”. Ciascuno quindi gioca per sé, ma, in qualche modo, in compagnia, non avendo, nella maggior parte dei casi, la possibilità di scegliere con chi condividere la propria gara. Questo aspetto quindi, che da un lato può essere una piacevole occasione per fare nuove conoscenze o per trascorrere qualche ora in compagnia di giocatori di livello simile o differente rispetto al proprio e dai quali poter apprendere ed ammirare i trucchi del mestiere, in altre situazioni può finire per creare non pochi inconvenienti.

Almeno a livello amatoriale, affinché il team funzioni al meglio, infatti, viene spesso ricercata una certa conoscenza tra i membri, in modo da potersi adattare alle abitudini ed alle peculiarità degli altri giocatori e quando questo non accade è possibile che si verifichino situazioni non sempre favorevoli per il proprio gioco. Ci si potrà infatti trovare ad essere distratti da comportamenti “inusuali” messi in atto da compagni appena conosciuti, o magari faticare a tollerare le loro modalità di reagire agli errori, i rumori che possono più o meno inavvertitamente provocare mentre stiamo eseguendo il nostro colpo o la loro collocazione spaziale che può finire per entrare nel nostro campo visivo durante la realizzazione del gesto. In modo diverso, ma egualmente distraente, i compagni di team possono anche influire sulla nostra gestione mentale della gara, facendoci avvertire una maggiore pressione a causa del loro livello di gioco o del loro score del momento e così via, con le più diverse varianti sul tema.

Le difficoltà suscitate dalla presenza di particolari compagni di gioco, pur essendo, talvolta, un elemento reale ed oggettivo, hanno a che fare con il complesso mondo della concentrazione e del focus attentivo, infatti, un buon giocatore dovrebbe essere in grado, magari con l’aiuto di alcune tecniche di mental training, di imparare a direzionare la propria attenzione verso ciò che risulta utile ai fini della prestazione, escludendo dal proprio focus tutto ciò che rappresenta una potenziale fonte di distrazione. Attraverso la strutturazione di routine pre-colpo efficaci, l’utilizzo di tecniche di visualizzazione e l’adozione di un self-talk positivo, sarà infatti possibile far fronte, o per lo meno, limitare l’influenza esercitata dal fattore di distrazione rappresentato dai propri compagni.

A fronte di quanto detto finora, tuttavia, ritengo possa essere importante, in funzione del livello di gioco, degli obiettivi e della tipologia di gare nelle quali ciascuno intende cimentarsi, operare una valutazione delle condizioni che ne favoriscono il miglior rendimento, ipotizzando di creare condizioni che siano il più possibili favorevoli per l’espressione del proprio potenziale (v. se sono un giocatore di circolo e posso creare il mio team, cercherò di scegliere delle persone con le quali mi trovo in sintonia per partecipare alla gara della domenica), pur senza evitare di sperimentare, magari saltuariamente, situazioni sfidanti, che facciano uscire dalla propria zona di comfort, nelle quali poter mettere alla prova le proprie abilità di concentrazione, rinforzandole sempre di più e prendendo gradualmente consapevolezza dei miglioramenti raggiunti in questo ambito.

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