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L’Europa deve cambiare le proprie regole di qualifica per la Ryder Cup, se vuole creare un team competitivo. È il pensiero di tutti: se solo Darren Clarke avesse potuto aspettare la scelta delle Wild Card, come ha fatto il capitano avversario Davis Love III, probabilmente avremmo avuto un’altra squadra con giocatori più in forma. Sottolineando anche, che tra i 12 professionisti ci sarebbe stato spazio per il nostro Francesco Molinari, più che meritevole di un posto in squadra, dopo la grande performance nell’Open d’Italia. L’abbiamo ripetuto per tutti i giorni di gara: sono state proprio le scelte di Clarke, prima nella selezione e poi nella scelta dei team da mandare in campo nei primi due giorni, ad affondare la squadra europea. Loro erano più forti, è vero, ma con la giusta combinazione di giocatori e accoppiamenti magari ce l’avremmo fatta. O forse no, ma di sicuro non avremmo perso per 17 punti a 11.

Se purtroppo la nostra opinione di fan alla fine non conta più di tanto, c’è un campione (di Ryder Cup se ne intende, eccome!) che la pensa esattamente come tutti gli europei. Tony Jacklin, il miglior campione inglese della sua generazione e il miglior capitano della storia della Ryder Cup. È conosciuto nel mondo del golf per la famosa Ryder del 1969, soprannominata la “Concession”, per il putt che Jack Nicklaus gli concesse sul green della 18, pareggiando il match e anche la competizione. Allora Jacklin giocava nella squadra della “Great Britain and Ireland” e fu tra i primi a far parte della nuova squadra Europea nel 1979. Di Ryder ne ha giocate ben 11, vincendone tre da giocatore e tre da capitano. Di Major invece ne ha conquistati due, un The Open e uno US Open. Una leggenda del golf mondiale ed europeo, che proprio domenica, al termine della disfatta di Hazeltine, ha deciso di dire la sua ai microfoni della Reuters.

“Non penso che Darren avesse il miglior team a disposizione”, ha affermato Jacklin. “Casey e Knox avrebbero dovuto far parte della squadra. I capitani futuri devono poter contare sui migliori 12 giocatori possibili, dobbiamo rivedere il sistema”.

Già, Casey, che ha giocato ben tre Ryder Cup dal 2004 al 2008 ma all’inizio del 2016 ha deciso di rinunciare allo European Tour per focalizzarsi sul PGA Tour. Questo lo ha reso ineleggibile per la selezione, nonostante i grandi risultati alla FedEx Cup che l’hanno fatto volare al 12esimo posto del World Ranking. Knox è invece 19esimo del mondo e ha vinto ben due volte sul PGA Tour dal 2015 al 2016, durante il periodo di selezione. Decise di passare allo European Tour subito dopo la vittoria del WGC HSBC Champions, senza poter però collezionare i punti di quella vittoria, utili per entrare di diritto nel team. A differenza di Casey, poteva essere scelto come Wild Card ma fu snobbato da Clarke in favore di Lee Westwood, Martin Kaymer. Sebbene le regole permettano di selezionare giocatori che supportano e sostengono il proprio Tour Europeo, secondo Jacklin questo penalizzerebbe la competitività della squadra.

“Lo European Tour dovrebbe avere delle regole che permettano di scegliere qualsiasi giocatore, purché sia nato in Europa. Dover essere membro del Tour Europeo in un’era in cui i tornei sono sempre più competitivi sul Tour Americano, è una condizione abbastanza marginale”.

Un’altra questione delicata è il fatto di avere solo tre Wild Card contro le quattro degli Stati Uniti. Secondo Jacklin, dovremmo averne lo stesso numero anche noi europei: “se hai quattro pick non lasci nessun giocatore fuori dalla scelta. Il capitano ha più opzioni per formare un team vincente”.

Mancano ancora 724 giorni prima di Parigi 2018 e speriamo che finalmente il sistema attuale possa cambiare.

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