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A volte la vita ci regala eventi inspiegabili, che ci fanno pensare a qualcosa di speciale , non casuale, ma bensì riconducibile alla sfera del soprannaturale. È successo ieri, durante l’ultimo addio a The King.

Arnold Palmer è tornato a casa. Mentre la delegazione americana ed europea era ad Hazeltine per la cerimonia di apertura della Ryder Cup, The King percorreva l’ultimo viaggio verso il Latrobe Country Club, lì dove negli anni 30 tutto è iniziato. La commozione dei campioni presenti durante l’inaugurazione in Minnesota è stata tanta, specialmente per due grandi leggende, che con Palmer hanno giocato tante battaglie: Jack Nicklaus e Tony Jacklin. Non sono mancate le dediche, i ricordi e le immagini trasmesse per celebrarlo: questa Ryder Cup è soprattutto per lui.

Le sue ceneri sono ora sparse sul percorso di Latrobe, “accanto” a quelle della moglie Winnie morta 17 anni fa. Era il suo desiderio, la sua volontà. Perché il golf e Winnie erano la sua vita e perché per noi sul campo The King vivrà per sempre. Una cerimonia privata, con pochi intimi: i parenti più stretti e alcuni collaboratori che hanno trascorso una vita accanto a lui. La cerimonia pubblica con amici e ‘colleghi’ si svolgerà martedì alle 11, presso la St. Vincent College Basilica di Latrobe. Ma intanto Palmer sta già riposando in pace e a casa. Ma forse si potrebbe dire, che stia giocando in pace. Il dolore della sua perdita è nel cuore di ogni golfista. Per coloro che lo hanno conosciuto, solo il tempo potrà lenirne la perdita. Ma per qualcuno la ferita rimarrà per sempre aperta. Come per Doc Giffin, suo assistente di tutta la vita. Proprio lo scorso 25 luglio, Giffin e Palmer hanno festeggiato 50 anni di golf e avventure insieme: era, infatti, il 1966 quando le loro vite si incrociarono per un rapporto mai interrotto.

“Non avrei potuto esser più fortunato del poter lavorare con una persona dall’animo così fantastico e del poter vivere insieme tutte le esperienze che abbiamo avuto lungo la strada”, ha affermato Giffin, che compirà 88 anni a novembre. “Non sono mai stato tentato dalla pensione e abbiamo sempre scherzato che mi sarei ritirato solo quando l’avesse fatto lui. Ma in realtà Arnold non l’ha mai fatto. È una sensazione strana e triste pensare che non ci sia più”.

Ma The King, lo sappiamo, non avrebbe voluto vedere tutta questa tristezza e malinconia. Sempre sorridente, sempre gentile, dall’animo nobile e generoso, avrebbe reagito con una battuta o con il suo semplice sorriso che ha conquistato migliaia di americani negli anni 60. E un sorriso in fondo ce l’ha regalato anche ieri, proprio dopo l’ultimo addio. Perché spesso, nella vita accadono fatti inspiegabili. Fatti riconducibili a presenze ultraterrene e che ci convincono come una persona possa continuare ad essere tra noi anche solo con lo spirito.

Ieri, prima della cerimonia, il cielo era scuro sopra il Latrobe Country Club. Ma dopo che le ceneri di The King sono state sparse sui fairway  verdi, dov’è cresciuto, improvvisamente il cielo si è schiarito e uno spettacolare arcobaleno è apparso nel cielo, come una speciale cornice sul percorso… Quasi fosse proprio Arnold, che volesse dire a tutti: “Non preoccupatevi, sono ancora qui. A giocare e a sorridere con voi”.

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