lefty

La pallina, che sborda sul lato sinistro della buca. Phil Mickelson che si china, appoggia la mano sinistra sul ginocchio e la mano destra sul putter, in segno di totale sconforto. È un’immagine di sconfitta, che ha segnato il giro finale dell’AT&T Pebble Beach Pro-Am. Alla 72esima buca, Mickelson ha sbagliato il putt – da un metro e mezzo – per il birdie, che l’avrebbe portato al playoff con Vaughn Taylor.

“Non mi è nemmeno passata di mente la possibilità di poterlo sbagliare”, ha dichiarato Lefty a fine gara. Un putt, che probabilmente lo avrebbe portato verso la 43esima vittoria sul PGA Tour. Avrebbe raggiunto così il record di cinque vittorie dell’AT&T, ancora detenuto da Mark o’Meara. Sarebbe finalmente tornato alla vittoria dopo ben 983 giorni ovvero dopo la sua ultima conquista, avvenuta al The Open Championship del 2013. Ma con i se e con i ma…Niente da fare quindi: Mickelson si è dovuto accontentare del suo 36esimo secondo posto in carriera.

Una delusione certo… Ma di contro una grande soddisfazione. E cosa ci sarà di soddisfacente in una sconfitta così amara, dell’ultimo minuto? Il fatto che Lefty sia finalmente tornato in grande forma. A quasi 46 anni, il campione americano sta dando un chiaro segnale ai giovani Spieth, McIlroy, Fowler e Day, che ormai primeggiano sul Tour Americano. Uno “State attenti, ci sono anche io”, che metterebbe in guardia chiunque. Soprattutto in chiave Major.

Tutto è iniziato lo scorso anno, quando Lefty decise, dopo otto anni, di chiudere la relazione lavorativa con Butch Harmon, lasciando tutti un po’ perplessi. Sì, perché la scelta di Mickelson per il successore ideale era caduta su Andrew Getson, professionista australiano di basso profilo rispetto ad Harmon. Eppure proprio il modo di pensare di Getson e il suo amore per lo studio e per il ragionamento, avrebbero fatto breccia nel golf di Lefty.

Da quando ha cambiato allenatore infatti, è tornato in forma e a giocare come era abituato anni fa. Nelle sue prime quattro presenze del 2016 ha collezionato un terzo posto, un undicesimo posto e ora un “quasi” primo posto. Segno che il gioco c’è, eccome! Pebble Beach è stata infatti la sua migliore performance dopo anni, con score di 68, 65 e 66 colpi nei primi tre giri. Score molto simili a quelli suoi abituali.

“Sono molto contrariato di non essere riuscito a imbucare quel putt”, ha affermato a fine torneo. “Ma mi rende più sicuro nel tornare ad essere in forma. Ovviamente non ci sono ancora. Oggi ho giocato più teso di quanto volessi. Ho fatto qualche errore in più nel gioco corto intorno ai green. Non ho recuperato i par come avrei voluto. Tutto questo significa che devo lavorare ancora. Anche se sono davvero vicino all’obiettivo”.

E di obiettivi, in questo 2016, ce ne sono tanti. Il primo sarà tra otto settimane, quando Phil cercherà di conquistare la sua quarta giacca verde. Poi, punterà a vincere il primo U.S. Open in carriera, chiudendo il Grand Slam. E infine, la Ryder Cup: Mickelson ha gentilmente declinato l’offerta del capitano Davis Love III, per ricoprire il ruolo da Vice Capitano. Vuole esserci sì, ma facendo parte della squadra. Certo, con tutti questi giovani campioni a dargli battaglia sarà dura… ma un giocatore con l’esperienza di Mickelson può essere sempre una carta in più da giocare. E se continuasse così, perché non giocarla?

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