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Molto spesso quando ci prepariamo ad affrontare una sfida, sia essa lavorativa, sportiva, scolastica o relazionale, tendiamo a concentrarci sui nostri punti deboli, su ciò che dobbiamo migliorare, smussare o apprendere, ossia su tutto ciò che ci sembra di non padroneggiare come vorremmo.

Fin da piccoli siamo abituati a confrontarci con il famoso “bicchiere mezzo vuoto”, per cercare di sopperire alle nostre mancanze; e allo stesso modo, anche nel golf passiamo moltissimo tempo a focalizzarci sulle nostre aree di miglioramento, passandole in rassegna continuamente nella nostra mente. Questo tipo di approccio, tuttavia, se può esserefunzionale nello spingerci ad intensificare gli allenamenti ed a richiedere l’intervento di un professionista (maestro, preparatore atletico, psicologo dello sport) al fine di migliorare, può risultare estremamente pericoloso in quanto ci spinge continuamente a dirigere la nostra attenzione sugli aspetti più fragili del nostro gioco, spesso anche poco prima di una competizione o durante la stessa gara.

La psicologia dello sport, in modo antitetico rispetto a questa prospettiva “negativistica” , si fonda sulla cosiddetta Psicologia Positiva, una branca della psicologia che tende a stravolgere completamente il punto di vista, guidando l’atleta nell’identificazione dei suoi punti di forza, delle sue risorse e delle sue capacità (tecniche, tattiche, atletiche e mentali), che sono necessariamente presenti. Attraverso questo approccio il golfista imparerà gradualmente a riconoscere in modo sempre più spontaneo quali siano i propri punti di forza, facendo leva su di essi come “basi sicure” sulle quali costruire il proprio gioco. In questo modo, attraverso l’utilizzo di un dialogo interno positivo ed auto-motivante, il golfista si appresterà ad affrontare le gare con un crescente senso di padronanza e con una maggiore consapevolezza delle peculiarità del proprio gioco (imparando ad esempio a tollerare con maggiore serenità un drive non particolarmente entusiasmante, qualora il gioco lungo rappresenti l’aspetto problematico, in quanto è in grado di riconoscersi che il proprio punto di forza è rappresentato da un gioco corto preciso e da un putt sicuro).

Essere in grado di individuare quali siano le risorse sulle quali puntare e di riconoscersi i meriti per i propri “successi” è il primo passo per costruire un atteggiamento positivo nei confronti del gioco e per affrontare una competizione in modo consapevole e con una maggiore sicurezza.

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