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“La vita è una cosa meravigliosa” e ti regala sorprese che non avresti mai pensato di vivere. Danny Willett ha rischiato di non poter essere all’ottantesima edizione del Masters. Fino al 30 marzo la sua presenza era ancora un gigantesco punto interrogativo. Aveva deciso di stare accanto alla moglie Nicole per la nascita del loro primogenito, prevista per il 10 di Aprile: un buon motivo per saltare il primo Major dell’anno. Ma Zachariah, così è stato chiamato il neo arrivato di casa Willett, ha deciso di rispettare l’agenda golfistica del papà: è nato il 30 marzo, una settimana prima del Masters, permettendogli così di giocare.

Forse nessuno una settimana fa si sarebbe mai aspettato, che proprio Willett avrebbe vinto la sua prima giacca verde. Un outsider, nonostante le sue quattro vittorie sullo European Tour e il dodicesimo posto nel Ranking Mondiale, rispetto ai tanti favoriti presenti. Una vittoria inaspettata, ma che dà a questo Masters un sapore più dolce e sorprendente. Per tutto quello che è accaduto prima, la nascita del figlio e quindi la sua conferma ad esserci. Ma anche per tutto quello che è accaduto durante questo ultimo giro. Il campione inglese ha mantenuto uno score totale in par per i primi tre giri, collezionando un 70 giovedì, un 74 venerdì e un 72 sabato. Ieri ha fatto faville. Ha giocato la sua gara, ignaro di quanto stesse facendo Spieth e soprattuto inconsapevole, che avrebbe potuto vincere.

Nelle prime nove ha chiuso con -2, rimanendo sempre distante dal leader texano, che nel frattempo stava dando spettacolo. Spieth ha colto un birdie alla buca due, come accaduto anche nelle precedenti giornate, vanificato però dal bogey alla 5. Tutto invariato quindi, rimanendo a -3… fino al tee della 6 però. Perché proprio dalla 6 è iniziata la vera gara. Spieth ha reagito con quattro birdie di fila, portandosi addirittura a -7 con cinque colpi di vantaggio e nove buche da giocare. Ma il Masters è sempre incredibile e il golf imprevedibile: nessuno si sarebbe mai aspettato, che Spieth iniziasse le seconde e ultime nove buche del torneo con un bogey alla 10.

Ovviamente sembrava di poco peso sul suo score, poiché aveva ancora quattro colpi di vantaggio dall’alto di un -6 sostanzioso. Ma alla 11 sarebbe iniziato l’Amen Corner che, lo sappiamo e l’abbiamo imparato ancora di più in questa edizione,  non perdona mai. Alla 11 è arrivato il secondo bogey per Spieth, cattivo presagio di un imminente disastro … arrivato alla 12. Spieth ha giocato un tee shot molto alto, che sembrava subito non poter arrivare al green: e infatti, atterrata appena dopo l’acqua, la pendenza del terreno l’ha fatta rotolare indietro finendovi inevitabilmente dentro. Ha droppato per il terzo colpo: flappa e di nuovo in acqua!  Una sorta di gelo è calato sull’intero Augusta National.

Ha droppato per la seconda volta e ha tirato il quinto colpo nel bunker dietro al green: morale ha chiuso con un quadruplo bogey il par 3 della 12, finendo a -1 in terza posizione e lasciando definitivamente a Willett il gradino più alto del podio. Danny in quel momento era alla 14 e ha risposto con un birdie, portandosi a -4. Alla 15 ha chiuso con un par in sicurezza e alla 16 ha messo la palla in asta, imbucando così il facile birdie. Era così a -5, con tre colpi di vantaggio su Spieth che, nella forzata rincorsa, aveva recuperato un colpo alla 13 attaccando il green in due colpi. Willett ha continuato il suo gioco, segnando due par sia alla 17 che alla 18, in cui, per non rischiare troppo, dal tee si è affidato al più sicuro legno 3, invece che al drive. Un lieve sorriso l’ha accompagnato fino alla fine della buca, mentre la folla lo acclamava e lo applaudiva. Sapeva che in fondo non era ancora finita e che avrebbe dovuto aspettare in clubhouse l’evolversi della situazione.

Spieth – in vantaggio fino alla 12 – è stato dunque costretto alla rincorsa di Willett. Ha sfoderato il gioco e la freddezza che lo contraddistingue, facendo lasciando immaginare che quasi non fosse ancora finita. Infatti, dopo il birdie alla 13, ha salvato il par alla 14 con un putt incredibile e alla 15 ha fatto birdie con un altrettanto grande putt. Alla 16 ha tirato il tee shot a un metro e mezzo dall’asta ma ha sbagliato il birdie. C’era ancora una lieve possibilità che potesse recuperare i due colpi di svantaggio con due birdie alla 17 e alla 18: niente da fare. Alla penultima buca è finito in bunker con il secondo colpo e ha chiuso in bogey, finendo addirittura a -2 e in seconda posizione parimerito con Lee Westwood, autore di una giornata fantastica. Peccato Jordan, ci hai fatto divertire e siamo convinti comunque che di Masters e Major ne vincerai tanti altri…

La Green Jacket quest’anno è di Willett e in fondo siamo anche contenti così. Questo campione inglese di 28 anni ci ha tenuto incollati alla televisione fino all’ultimo, dando un finale a sorpresa al primo Major dell’anno. Dopo ben 17 anni la giacca verde torna finalmente in Europa, dopo la vittoria di José Maria Olazabal nel 1999. È il secondo inglese nella storia del Masters a vincere ad Augusta, dopo Sir Nick Faldo. Se lo merita tutto. Per il gioco messo in campo, per la freddezza alternata al divertimento con cui ha affrontato la giornata di oggi e per il dono che gli ha fatto la vita nelle ultime due settimane: un figlio ma anche un Major.

E che Major. È stato un Masters incredibile, sempre incerto, di quelli che si vedevano solo negli anni passati. Non eravamo più abituati a questi ritmi lenti e a questi leaderboard così “corti”. E non eravamo abituati a leaderboard così inglesi: nelle prime sette posizioni ci sono infatti ben quattro professionisti della corona… Danny Willett, appunto, Lee Westwood, Paul Casey e Matthew Fitzpatrick. Ora più di sempre il Masters è il Major più bello del golf.

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