ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

Un ragazzo semplice, matricola o se preferite Rookie dello European Tour. Nonostante le sue già 70 presenze, si è aggiudicato una chance di farne effettivamente parte solo lo scorso anno, conquistando la prestigiosa carta durante il Final Stage della Qualifying School.

Svedese e classe 1986, più precisamente di dicembre, è nato in una nazione, che ha dato e continua a dare grandi campioni al golf internazionale. Basti pensare ad Annika Sorenstam in campo femminile e a Henrik Stenson in campo maschile. Proprio quest’ultimo, nato a Göteborg come Karlberg, è grande fonte d’ispirazione per il neo campione dell’Open d’Italia. Già, l’Open d’Italia.

Una vittoria speciale e inaspettata anche per lui, che ha al suo fianco una moglie per metà italiana e molto amante del nostro paese. Ha recuperato i due colpi, che occorrevano per portarsi in testa da solo, grazie a due splendidi birdie alla 16 e alla 17. Poi è arrivato al playoff contro Kaymer, un professionista che vanta sul proprio palmarés due Major. Uno scontro a due, un po’ come Davide contro Golia.

Il finale sembrava già scritto e forse neppure Karlberg se lo sarebbe mai aspettato. Voleva vincere sì, ma senza aspettare l’errore dell’avversario più esperto. Voleva vincere con un birdie, per merito suo e non per demerito di Kaymer. E così è stato. Alla seconda buca di playoff ha imbucato il putt per il birdie, mandando la folla in delirio e realizzando qualcosa di straordinario.

Emozione ed imbarazzo lo hanno accompagnato per tutta la premiazione ma soprattutto durante la conferenza stampa finale. Come se sapesse di essere quasi uno sconosciuto agli occhi dei giornalisti presenti … Ha iniziato a giocare a golf per caso, in un percorso che si trovava vicino a casa. Gli piaceva sì, ma il colpo di fulmine è arrivato nel 1997, come è accaduto a tanti altri giovani golfisti.

Quando ha visto Tiger Woods vincere il suo primo Masters di Augusta ha pensato: “Voglio anche io diventare professionista”. È iniziata così la sua avventura in Svezia, un paese che lo ha sempre aiutato a migliorarsi durante gli anni da Amateur. Ha viaggiato molto fin da quando aveva 15 anni, giocando su percorsi diversi di tutto il mondo. Si perché è proprio la Federazione Svedese a organizzare questi viaggi, visto il clima rigido e la neve che ricopre i suoi percorsi da novembre ad aprile, impedendo ai golfisti di allenarsi.

È diventato professionista nel 2006, quando aveva vent’anni, e durante tutto il 2007 ha giocato nella Nordic Golf League – uno dei “Satellite Tour” di terzo livello, che comprende i paesi della penisola Scandinava. Nello stesso anno ha raggiunto il primo posto nel Ranking, guadagnando così la possibilità di giocare sul Challenge Tour.

Poi ha lasciato la sua Svezia nel 2010, grazie alla carta dell’Asian Tour. Si è trasferito in Thailandia, al golf di Black Mountain, dove ha ottenuto due vittorie, rispettivamente al SAIL Open e all’Hero Honda Indian Open. La sua esperienza Asiatica è durata fino all’anno scorso, quando finalmente si è aggiudicato la carta dello European Tour e la possibilità di giocarvi fino al 2017.

Un anno speciale il 2015, non solo perché è arrivata la sua prima vittoria in carriera in Europa… Ma anche perché dopo il matrimonio con l’amata Pernilla, è tornato a casa in Svezia, e a dicembre diventerà papà di due gemelli.

Alla domanda “cosa farai nel finale di stagione?”, risponde semplicemente che vuole vincere ancora un torneo e che poi da dicembre farà anche il papà. Giocherà i tornei in programma da qui ad allora, preparandosi duramente per il nuovo futuro che lo aspetta e soprattutto per il suo grande obiettivo: vincere l’Augusta Masters.

È ancora un sogno lontano è vero… ma come ha affermato egli stesso, la sua vittoria all’Open d’Italia è il primo grande passo per poterlo raggiungere. E noi, glielo auguriamo davvero.

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