ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

Dopo 14 anni torna in gara Poulter, l’anima rock del golf, e lancia una sfida a Francesco Molinari e Gonzalo Fernandez Castano che, come lui, hanno vinto due volte il nostro torneo.

È l’anima rock del golf.

Un po’ per il taglio dei capelli che lo fa assomigliare a Rod Stewart, un po’ per l’abbigliamento eccentrico (firmato da lui stesso), un po’ per la sua indole battagliera, un po’ per i modi di fare che non passano mai inosservati (quando si allena sul suo campo gira su un cart personalizzato con musica a palla), un po’ per la sua naturale tendenza a far discutere (hanno dovuto creare una regola per impedirgli di giocare con la maglia dell’Arsenal!) e per la polemica, che poi equivale a dire sempre quello che si pensa(diede dell’idiota a Hideki Matsuyama che, al Cadillac Championship, in un gesto di stizza danneggiò il green con il putter senza ripararlo).

Ian James Poulter è fatto così, prendere o lasciare. Ma la seconda ipotesi è meglio scartarla, perché uno come lui è sempre meglio averlo dalla propria parte.

Nel nostro caso, nel field del 75° Open d’Italia, dove lo ritroviamo dopo ben quattordici anni candidato al ruolo di protagonista, perché quello di comparsa non fa per lui.

L’ultima apparizione risale al 2004, al Castello di Tolcinasco. Vinse McDowell, ma lui non sfigurò: un 6° posto più che onorevole per uno che all’Italia deve molto della sua fortunata carriera.

Nel momento in cui ha deciso di scendere in campo a Gardagolf, su un percorso che nel 2003 lo vide chiudere al 18° posto, ha rilasciato dichiarazioni d’affetto per il nostro Paese che non suonano di circostanza.

E il motivo è chiaro: a Is Molas nel 2000 vinse la sua prima gara sullo European Tour (che contribuì a farlo eleggere Rookie of the Year) e all’Olgiata, due anni dopo, concesse il bis.

Ma c’è di più: l’Italia di Ian Poulter ha per simbolo un Cavallino rampante e di nome fa “Ferrari”.

Una passione sfrenata che lo ha portato a collezionarne ben dodici, tutte in bella mostra nella sua splendida dimora di Lake Nona, Orlando, in Florida. Per intenderci: ha completato la “scala reale” delle Supercar (288 GTO, F40, F50, Enzo, LaFerrari) e a Pebble Beach gliene fu consegnata una “su misura” di color sabbia, con interni Poltrona Frau in pelle nera e richiami in tartan.

Date queste premesse, non può stupire che abbia chiamato Enzo il suo cane e neppure che abbia messo in agenda un’altra puntata a Maranello prima di scendere in campo a Gardagolf.

Non si sa se per arricchire la collezione o solo per respirare l’aria del tempio mondiale dello stile e della velocità, in attesa di occasioni future. Vedremo.

E comunque basterà seguirlo sui social per appurarlo. Perché Poulter non è tipo da affogare nel mistero le sue passoni. Nel frattempo, dovrà onorare la fama all’Open d’Italia.

Azzurri a parte, c’è da giurarci che sarà lui l’attrazione numero uno, l’uomo che sa fare spettacolo, che trascina le folle. Che non passa inosservato.

Sullo sfondo c’è una missione speciale: conquistare un posto nella squadra di Ryder Cup che, in settembre, a Parigi, dovrà riportare in Europa il trofeo più importante del golf.

Poulter è il compagno più ambìto e l’avversario più temuto. Se vede Ryder, si esalta.

Lotta, trascina, infiamma. E vince. Indimenticabile il match del 2012 in coppia con Rory McIlroy contro Jason Dufner e Zach Johnson: sembravano spacciati, ma con cinque birdie finali rimontarono e vinsero, facendo risalire l’Europa a 10 a 6 per gli USA.

Fu lo squillo che annunciava la battaglia finale e la débacle dei frastornati americani, battuti in casa propria.

Una rimonta che è passata alla storia come il “Miracolo di Medinah”.

Il suo palmarès in Ryder, d’altronde, parla chiaro: cinque partecipazioni, 4 vittorie; 18 match giocati, 12 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte, nessuna nei singoli.

È l’anima dell’Europa, anche ora che, come tanti suoi colleghi, ha scelto di vivere negli Stati Uniti. Anzi, forse proprio questo rappresenta una motivazione aggiuntiva.

Il suo “come on” è risuonato forte nei giorni delle nostre vittorie e darà la carica anche al National, perché questo è l’obiettivo di Poulter. Uno che se vuole, ottiene. Perché sa come si fa.

Lo ha dimostrato in aprile, allo Houston Open, che per lui era l’ultimo treno con destinazione Augusta.

Siccome non c’erano altre vie e bisognava solo vincere, lui alla 18 dell’ultimo giro ha imbucato da lontano il putt che lo ha portato allo spareggio, percuotendosi il petto con la violenza di un gorilla.

Il malcapitato Beau Hossler non ha potuto far altro che arrendersi alla prima buca dei tempi supplementari, sancire il ritorno di Poulter alla vittoria dopo sei anni e vidimare il biglietto per il Masters.

A 42 anni, dimenticati gli infortuni e con il periodo buio alle spalle, il golf ha ritrovato uno dei suoi protagonisti migliori.

A Gardagolf darà filo da torcere a tutti: a cominciare da nostro Francesco Molinari e dallo spagnolo Gonzalo Fernadez Castano, con i quali ingaggerà una personalissima sfida per aggiudicarsi il terzo Open d’Italia.

Ma darà filo da torcere anche al suo amico Graeme McDowell e a giovani agguerriti come Tommy Fleetwood, Rafa Cabrera Bello, Tyrrell Hatton, Matthew Fitzpatrick o Thomas Pieters, per citarne solo alcuni.

Giocatori in grande forma e carichi di determinazione. Per il pubblico sarà spettacolo assicurato.

E, comunque andrà a finire, di una cosa si può essere certi: da qualche parte, in fairway o in green, risuoneranno le note di una musica rock.

Basterà saperla ascoltare.

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