ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

Bravo Scott. Ma che classe Cabrera: quell’abbraccio finale tra vincitore e sconfitto vale più di mille lezioni sulla correttezza in campo. Il calcio prenda esempio

Questa edizione del Masters è stata fantastica; ma mi resterà negli occhi, come immagine più bella, l’abbraccio alla fine del play-off fra un vero signore, gentleman e fuoriclasse come Angel Cabrera e il campione Adam Scott: l’abbraccio sincero e spontaneo fra due atleti che hanno dato il massimo. È stato un gesto istintivo per Cabrera, consueto nel golf; ma io ogni volta mi stupisco di tanta sportività e ne rimango impressionato perché vengo da uno sport dove, al termine di una gara, ci si detesta. È stato emozionante anche vedere lo stretto legame di Cabrera col figlio che gli faceva da caddie e l’unione fra i due.

Sono stato molto felice per la vittoria di Scott, soprattutto dopo la disavventura dell’Open Championship. Sarebbe potuta diventare una batosta che avrebbe potuto lasciare il segno per tutta la carriera. Per me la forza di un atleta è sapersi rialzare e non buttarsi giù nelle difficoltà; e Scott ha dimostrato alla grande di saperlo fare. Grande merito va anche a Steve Williams che ha vinto il suo 14mo Major. Non ci sono caddie con un tale curriculum e, a parte qualche dichiarazione fuori luogo rilasciata dopo l’interruzione del suo rapporto con Tiger, trovo sia bravissimo e conferma la mia teoria che il caddie conta, eccome!

Ho pensato molto a Alex Del Piero, nell’ultima giornata. Lui si trova nella mia stessa situazione perché, vivendo come un emigrante (di lusso) in Australia ed essendo appassionatissimo di golf, dev’essere rimasto molto coinvolto. Ancora di più sapendo che nessun australiano, prima di Adam Scott, aveva mai vinto il Masters. Provo anch’io lo stesso coinvolgimento visto che, vivendo in Inghilterra, mi faccio trascinare dalle prestazioni sportive degli atleti britannici. Nel caso di Alex, poi, ha assistito a un vero e proprio trionfo con tre atleti nei primi cinque giocatori. È insolito, poi, pensare che la diretta tv delle ultime 9 buche, il tifo e l’esultanza finale si svolgono quando da loro è lunedì mattina… Non ho potuto non pensare a quanto sarebbe bello (e sono certo che succederà prima o poi) se anche noi avessimo Manassero e i due Molinari, nelle ultimissime partenze e nel team leader, in lotta per la conquista di un titolo Major. Italiano a parte, è nota la mia passione per Tiger e, ovviamente, mi è molto spiaciuto per lui. Era in una forma strepitosa e, se non avesse colpito l’asta con quel colpo sfortunato e tutto quello che è successo in conseguenza, sarebbe stato l’uomo da battere. Ma non sono i “se” che fanno la storia.

Mi è piaciuta l’applicazione della nuova regola e il fatto che nel golf sia possibile ricorrere al “common sense” e venga tenuta in conto la buona fede. È bello vedere che i giudici prendono in considerazione le dichiarazioni dei giocatori e ci si parla con spirito di collaborazione. Altro che il calcio, in cui si discute per giorni davanti a una moviola…

Un altro spunto che mi ha fatto pensare e sul quale ho riflettuto è stato lo scontro generazionale. Da una parte Langer, Cabrera, Couples a contendersi il successo contro trentenni rampanti come Day e Scott. Questo è l’ennesimo motivo per cui amo infinitamente il golf: non credo che ci siano altri sport (a parte, forse, il biliardo) dove ci si può misurare con concorrenti di venti o trent’anni di meno. Ciò anche se le possibilità di incontro sono più rare, perché un trentenne disputa 30/35 eventi l’anno mentre un 50enne deve essere più selettivo, pianificare la propria “schedule” con cura e solitamente non supera le 15 gare.

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