ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

C’è stato un tempo, precisamente nel 1987 e negli anni a seguire, in cui la buca 16 del TPC Scottsdale era una come tante altre.

Una buca che non sarebbe mai entrata nella memoria di alcun giocatore.

Proprio nel 1987, il Waste Management Phoenix Open debuttò per la prima volta a TPC, dopo quasi 60 anni giocati al Phoenix Country Club.

La buca 16 era un semplice par 3, senza palchi o arene, con pochi spettatori a fare il tifo dietro al green.

Non c’erano grida, non c’erano “boo”, non c’erano striscioni. Non c’era l’atmosfera tipica da stadio di calcio, di concerto rock e di spettacolo che si vive adesso.

Se Tom Weiskopf e Jay Moorish ne hanno disegnato la forma e le insidie tecniche, è solo merito di un gruppo di soci chiamato Thunderbids se la buca 16 è diventata la più selvaggia e particolare del Pga Tour.

I Thunderbirds si sono sempre impegnati allo sviluppo del torneo, ma soprattutto a raccogliere fondi durante l’evento da devolvere ad associazioni benefiche.

Pensate che solo lo scorso hanno sono riusciti a donare 10 milioni di dollari.
Così nel 1992 iniziarono i lavori.

Furono costruiti prima undici box e a questi se ne aggiunsero altri nel 1993 e nel 1994.

Fino ad arrivare al 2009, quando divenne la prima buca “chiusa” del golf.

Qui, ogni anno si svolge il più grande show del golf. Qui Padraig Harrington calciò un pallone nella folla acclamante e James Hahn diede spettacolo ballando sulle note di Gangnam Style.

Nel 1997, Tiger mandò il pubblico in delirio imbucando una hole in one. Le persone iniziarono a stappare birra e lanciarne le lattine, con grida di gioia che raggiunsero ogni angolo del percorso.

La stessa scena accadde dopo 19 anni, quando il robot Eldrick si ripetè con un altro ace.

Formata da 278 suites e 3700 posti standard, l’arena ospita fino a 16.000 persone in una sola buca.

La sua cassa di risonanza è tale, da far arrivare ogni anno a TPC 600.000 spettatori e da aver fatto guadagnare alla comunità dell’Arizona fino a 175 milioni di dollari negli ultimi venti anni.

Insomma uno spettacolo come questo è davvero imperdibile e da oggi potremo seguirlo davvero tutti, anche dal divano di casa.

Merito della realtà virtuale che verrà trasmessa con otto telecamere apposite posizionate intorno all’arena.

La novità è che quest’anno sarà disponibile per tutti i quattro giorni di gara su un alto numero di piattaforme.

Come nel 2017, ci saranno 360 video su YouTube (twitter.com/PGATOUR) e si potrà seguire anche con gli speciali occhiali Samsung Gear VR scaricando l’app Live VR del PGA Tour, disponibile sull’Oculos store.

In aggiunta, i detentori dei prodotti Apple potranno seguire l’azione con i 360 video e la card board VR dell’app del PGA Tour.

Mentre per gli affezionati di android, sul Google Playstore sarà disponibile la PGA Tour VR Live app.

Insomma, come ogni anno al Waste Management Phoenix Open non ci si annoia mai!

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