ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

Un confratello molto devoto, sia al golf che al nostro Ordine monastico dei Carrellanti, mi ha posto di recente un quesito impegnativo.

Eravamo a Varese, in quella che, sicuramente, è la più bella e antica club house del mondo, ricavata come è all’interno di un convento romanico delle Suore Benedettine del XII secolo.

Roba da far impallidire qualsiasi circolo, perfino scozzese. Il luogo, va detto, si prestava alla domanda piovutami fra capo e collo al termine di un giro, guarda un po’, non del tutto soddisfacente (eufemismo).

«Ma la nostra Confraternita»,chiedeva, «a quale Ordine monastico s’ispira? Dovremo pur avere una Regola cui uniformarci e magari anche ancorarci nell’imperversare di doppi e tripli bogey, di flappe e di virgole. Non credi?». Credo, credo. Come potrei non credere in qualità di Maestro Venerabile e fondatore della medesima?

La domanda, però, mi ha colto un po’ impreparato. Ho chiesto tempo e assicurato una risposta ragionata e approfondita. Eccola, perciò.

Cominciamo ad andare per esclusione.

Noi Carrellanti non possiamo dirci Francescani. Francesco, il giullare di Dio che era un vero rivoluzionario, ricercava (e invitava a ricercare) la “perfetta letizia”, definendola così, nel suo fraseggiare del Duecento: “Se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà sosterremo pazientemente, sanza turbarcene e sanza mormorare… qui troveremo perfetta letizia”.

Ora, in tutta onestà, vi ci vedete a sostenere pazientemente ingiurie (flappe e rattoni), crudeltà (la pallina che sborda) “sanza mormorare”? Io che m’insulto a sangue a ogni errore, no. Voi, immagino, pure.

Del resto, c’è un parere autorevole che suffraga questa tesi. Sir Pelham Grenville Wodehouse, scrittore e umorista più noto semplicemente come Wodehouse, ha messo per iscritto parole definitive al riguardo, parlando di un amico: “Si stava godendo quella pace perfetta, quella pace che è al di là del razionale, quella pace che tocca il suo apice solo nell’uomo che ha smesso di giocare a golf”.

La nostra perfetta letizia, dunque, consisterebbe nel piantarla di dannarsi per i capricci di una pallina bianca. Il che negherebbe l’esistenza stessa della Confraternita. Ergo, non possiamo dirci Francescani.

Per ragioni pratiche, scartereii Carmelitani scalzi.

D’inverno si rischia il congelamento; d’estate, ti voglio ad avventurarsi nel rough dove puntualmente finiscono molti nostri tiri, senza delle buone calze che proteggano da ortiche, forasacchi eccetera.

Per manifesta incompatibilità, invece, dobbiamo escludere di ispirarci ai Certosini. Questo secolare Ordine prevede, nell’attività lavorativa, un’applicazione costante (e fin lì…) ma soprattutto, attenzione!, paziente.

Perché, in origine, i bravi frati si erano specializzati nella realizzazione di lavori di ebanisteria con intagli di precisione che prevedevano l’inserimento su una superficie di legno di noce, di piccolissimi tasselli di avorio, di osso e di madreperla, ottenendo così una decorazione con motivi orientaleggianti, definita “alla certosina”.

Da qui il detto: “Pazienza certosina”. È adattabile la Regola e, soprattutto, la pazienza certosina a degli impazienti per eccellenza come i Carrellanti, che danno fuori da matti non appena quelli del team davanti si attardano un pochino sul green?

Non credo. Neanche Certosini dunque.

Qualche vicinanza ci sarebbe con i Domenicani, nati per contrastare le eresie del XIII secolo e, dunque, per vocazione, frati predicatori.

Ecco: tutti noi un po’ predicatori lo siamo, vocati al proselitismo.

Cerchiamo, in effetti, di convincere gli agnostici a dedicarsi al nobile sport del golf ma, contemporaneamente, siamo sempre lì a combattere la tentazione di mollare tutto e trovare, finalmente, quella pace di cui parla Wodehouse. Perciò non saremmo credibili.

Stabilito che i Cappuccini sono in realtà una filiazione dei Francescani, già esclusi in partenza (e poi il definirsi “Cappuccini” esporrebbe a facili ironie nei bar delle club house), restano i Benedettini.

E qui, forse, ci siamo. Non a caso, almeno una Regola ce la siamo data ed è “Ora et meliora” (vedi simbolo della nostra Confraternita sempre riprodotto in apertura di questa pagina).

È una Regola rispettosamente ricalcata sull’“Ora et labora” di quel benemerito Ordine.

Però bisogna rispettarla, la Regola. Quindi: “Orate, fratres” e anche molto. Perché sul “meliora” non garantisco.

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