ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

Il profumo delle sacche di cuoio e tela, l’odore di vernice e colla dei legni nuovi, il rumore dei chiodi di metallo sul pavimento: piccole sensazioni sconosciute a molti golfisti di oggi.

Il ronzio di una Dunlop 65 in volo dopo un bel top dal bunker? Indimenticabile, come il sorriso beffardo che ti faceva, mostrando l’elastico all’interno in corrispondenza del punto di maldestro impatto… la curiosità di ragazzini imponeva allora di sbucciarla, trovare il capo dei duecento metri di sottile elastico avvolto e di liberarlo dalla tensione, così che la palla, ormai denudata e libera, saltellava impazzita, lasciando intorno ghirigori di elastico fino a ridursi al solo puzzolentissimo nucleo. Le 4/5/6 strati odierne, fatte di raffinatissimi polimeri, sono molto più efficaci, tecnologicamente algide, poco divertenti. Per conoscerne la struttura si consulta il web o ci si imbatte in qualche pezzo inerte, casualmente spaccato da una macchina da taglio.

Rispetto agli anni Settanta e Ottanta la tecnologia ha grandemente affinato tutti gli strumenti per il gioco: palle e bastoni, ma anche gli accessori. All’epoca, per disegnare una mappa ben fatta ci voleva almeno una giornata: rotella metrica, picchetti e funi per misurare sopra l’acqua. Per il calcolo dello slope (ma non si chiamava così), una buona dose d’occhio e di esperienza. Oggi con i cannocchiali laser bastano un paio d’ore. Anzi, ormai i misuratori sono a disposizione di tutti: così, però, molti giocatori valutano solo le distanze senza la visione complessiva delle insidie di una bandiera a quattro metri dal bordo del green o a 11 metri da un ostacolo. Con la piantina, invece, si percepiscono molto meglio le zone da evitare.

Le palle oggi volano circa venti metri in più di quelle dei primi anni Novanta e hanno spin molto più regolare e prevedibile; insieme ai legni in metallo costituiscono il vero e sostanziale avanzamento tecnologico nel gioco. Ma non è stato un processo semplice né immediato; per arrivare alla qualità di oggi ci sono stati anche esperimenti falliti. Per esempio, la Spalding, che precedentemente aveva brevettato le riuscitissime Top Flite e Hot Dot, studiò a fine anni Ottanta un modello teoricamente molto innovativo, la “Tour Edition”, che spinnava anche 15 metri indietro, rendendo complicatissimo qualunque colpo pieno verso una bandiera lunga. Il testimonial Greg Norman pare giocasse con palle di un’altra casa mascherate con la livrea Spalding, per poter ovviare al gigantesco problema. Il prodotto fu ritirato dopo un paio di difficili stagioni.

I driver e i fairway wood (si diceva: “legni da prato”) oggi hanno teste più grosse, shaft più lunghi, forme più regolari. In più, i nuovi modelli sono facilmente adattabili grazie all’ingegnoso sistema della vite che fissa lo shaft e la doppia ghiera. Recentemente un amico poco esperto mi ha chiesto perché i legni si chiamino così, dato che sono di metallo. Capisco, fra non molto si chiameranno “Metals” e basta.

Si è perduto il fascino di legare, limare, aggiungere il piombo, incollare, magari addirittura scegliere il pezzo di persimmon da cui ricavare una bella testa, rifuggendo il commerciale stratablock che si gonfiava con la pioggia. La costruzione e la riparazione dei legni, la sostituzione degli shaft era affidata ad artigiani cesellatori come Luciano Simone, caddie master di Garlenda, che dopo quasi cinquant’anni ora va in pensione e meriterebbe una medaglia di ringraziamento. Anche Luigi Figari, più giovane pro di Rapallo, era bravissimo sin da ragazzo, dato che si esercitava riparando anche i propri bastoni, infortunatisi durante il giro. Oggi i club fitter sono professionisti specializzati, in linea con l’evoluzione tecnologica.

Con tutto ciò, il golf vintage era forse più affascinante, ma molto più difficile: a parità di percorso, non è eccessivo stimare una differenza di quattro colpi a giro grazie alle nuove attrezzature. La generazione di mezzo ne ha avuto i più grandi vantaggi: i cinquantenni di oggi tirano lungo come (o più lungo di) venticinque anni fa, con benefici effetti sull’umore e sulla prestazione. Buon golf a tutti!

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