ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

“Gioca la palla come la trovi” ammonisce la regola di St. Andrews. Dove, però, non ci sono alberi…

 Eccolo lì al bar, si beve il caffè e sbircia il giornale. Guarda che non ti chiedono di pagarlo se invece di leggerlo per traverso te lo metti bene davanti agli occhi. Vabbè, li alza gli occhi, Gianni, e mi guarda. “Oggi giochiamo insieme”, mi ricorda. Lo sapevo già, ma fingo stupore. Per mascherare altro. Perché quel Gianni lì, che ora mi cita dal suo giornale sbilenco il titolo sulle solite ruberie dei politici locali, è famoso col soprannome di “Conad”. Sì, lui fa il 3×2: ne tira 3 e ne segna 2. Lo dicono tanti, testimoni oculari e persone informate sui fatti. Sanzioni vere e proprie, però, niente. Chissà perché. Sarà protetto in alto. Comunque è antipatico. Un Fedor Karamazov dei campi da golf, pronto a danneggiare gli affetti più cari per fare i propri interessi. E non ho proprio voglia di dover essere io a inseguire i conteggi sempre approssimati per difetto. Vado a tirar due palline che è meglio. Il terzo, con me e Gianni (detto Conad), è chiamato invece “Pisolo”. Sarebbe meglio Brontolo, perché comincia a lamentarsi a metà della 1; ma ha prevalso Pisolo, perché su ogni tee di partenza si blocca e bisogna risvegliarlo. Passano tre buche lisce. Conad se ne sta buono, niente maxi sconti né offerte speciali. Va avanti a forza di rattoni ma ha lo stesso mio score. Succede. Pisolo sonnecchia ma alla fine tira anche lui e insomma la giornata è bella, altri pensieri sgradevoli non ne ho. E il gioco gira neanche male.

Ecco: il compiacimento è il nostro nemico. Ti rilassi, ti compiaci della giornata e di Conad che fa straordinariamente corrispondere colpi tirati a colpi contati e ti parte il drive nel bosco. Beh, proprio bosco no… qualche albero sparso a destra del fairway. Ma sparso male. Perché uno, con un tronco giusto giusto per bloccarmi il colpo, anni fa venne piantato proprio dove sarebbe atterrata la mia pallina. Poi dicono che non c’è un disegno nella storia umana. Com’è che diceva quell’altro personaggio, Rattonikov? No, era Raskolnikov, quello di Calcetto e castigo. Sì, buonanotte: “Delitto e castigo”. Se non c’è Dio, allora posso fare tutto; anche ammazzare le vecchiette. Ah no, forse quello lo diceva Ivan il figlio di Fedor, quello vero, cioè quello letterario. Vecchie usuraie, qualche coltellata e non se ne parla più. E poi vediamo che mi fate. Beh, io la prendo meno tragica. Ma se non esiste St. Andrews, si può fare tutto; anche dare un calcetto alla palla e sfilarsi da quello stupido albero. Ecco fatto, facile come una coltellata, avrebbe detto Raskolnikov. Che poi ‘sta storia di “Gioca il campo come lo trovi e gioca la palla come la trovi” giusto a St. Andrews poteva venire in mente. L’avete mai visto quel campo? Non c’è un albero manco a pagarlo. E grazie che giochi come lo trovi. Pianta qualche albero e poi ne riparliamo. Esisti St. Andrews? Vienimi a prendere allora.

E così chiudo con un bel par. E mi prendo pure l’onore su Conad e Pisolo, mica robetta. Ne faccio anche due giuste dopo. Un paio di par puliti. E poi ecco il cart del segretario. Ma pensa, proprio oggi gira per il campo. Gira? No, sembra un Vietcong oggi: pronto all’imboscata. Che si guarda? Perché mi punta? Ah ok, abbiamo dimenticato un ferro sul green della 5, grazie. Che insomma ormai tra smartphone e teleobiettivi non sfugge niente. Privacy addio, anche nei campi da golf. “Sai che mi han beccato con l’autovelox?”, mi racconta Conad sul fairway della 7. “Ormai non si sta più tranquilli, tra un po’ ci controlleranno pure dentro casa”. “Giusto”, gli rispondo. Giusto che? Giusto controllare, sennò qui ognuno fa come gli pare, no? Mi biascica qualcosa riguardo alla sospensione della sua patente e si allontana verso la pallina.

Secondo me mi ha visto dalla 15 il figlio di Luigi. O di Paolo. È uguale. Perché la palla, col calcetto, è pure volata un mezzo metro in aria, impennandosi contro una radice e mettendosi in vista. Appena lo vedo gli regalo quel guanto firmato Molinari che voleva, così me lo tengo buono. Ma ne avrà già parlato agli amici. Oppure no, non mi ha visto nessuno. Niente da fare. St. Andrews non dà segni di vita. Intanto siamo alla 16. Sto a centro pista col drive, come Conad (oh, ma oggi li conta proprio tutti). E col secondo sono a destra del green nell’erba alta, mentre lui va in acqua, seguito da Pisolo (con la dovuta calma). Vado sulla mia palla, non visto, mentre loro droppano e si avviano a un doppio e a una X, e dalle erbacce la tiro fuori con un approccio morbido, a mezzo metro. Facile putt e palla a centro buca. Conad, l’autore del doppio bogey, mi chiede quanto mi deve segnare: 5 rispondo con voce ferma (mi do un colpo in più per lavarmi la coscienza). “Però, ragazzi”, dico gioviale, “mi riprendo comunque l’onore, visti i vostri disastri”.

E non lo mollo più: seguono due green presi e due par. E ci sarebbe anche lo score, alla fine dei conti. Perché segnando un colpo in più non c’è squalifica, anche se il risultato non corrisponde esattamente a ciò che hai fatto. Ti tieni il colpo in più e buonanotte. Su una cosa però in segreteria non hanno potuto passar sopra. Sulla firma del giocatore: invece del mio nome, si leggeva Raskolnikov. “Firma non valida”, mi hanno detto. E squalifica. “Va bene così”, rispondo con un sorriso. “È un amico, gli ho chiesto per ridere di firmare il mio score”. Mi rifarò domenica prossima.

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