ST LOUIS, MO - AUGUST 09: Francesco Molinari of Italy waits to play his tee shot on the 17th hole during the first round of the 100th PGA Championship at the Bellerive Country Club on August 9, 2018 in St Louis, Missouri. (Photo by David Cannon/Getty Images)

Siete stati in campo pratica recentemente? Se si, probabilmente vi siete attenuti alla tipica routine di ogni golfista, avete iniziato con alcuni wedge, per poi passare ai ferri e infine ai legni e al driver.

Solitamente pratichiamo un certo colpo fino a che non sentiamo di averlo “addomesticato”, grazie a una serie di buoni colpi in sequenza. Questo metodo di allenamento, adottato dalla quasi totalità dei golfisti, è molto simile a quello adottato dai musicisti quando devono imparare un determinato pezzo. Noi proviamo e riproviamo lo swing, loro ripetono un determinato passaggio dello spartito infinite volte con l’obiettivo di renderlo automatico.

La dott.ssa Christine Carter, maestra di clarinetto americana le cui teorie sull’insegnamento stanno riscuotendo molto successo in quanto basate su validi elementi scientifici, chiama questo tipo di allenamento “pratica chiusa”. Carter ha recentemente proposto un metodo di allenamento alternativo, basato sull’importanza di “interferenze contestuali”. La sua dissertazione riguarda la musica, certo, ma è l’autrice stessa a sottolineare come il suo metodo possa essere applicato, con successo, all’allenamento sportivo.

Come scrive Carter, il problema di un allenamento basato sulla ripetizione è che dopo un certo numero di esecuzioni il nostro cervello non è più ricettivo come vorremmo, perché ciò che lo stimola davvero è il continuo cambiamento, rilevato come una costante interferenza alla quale adattarsi. In ambito golfistico, quindi, riuscire a colpire alcuni buoni colpi con il ferro 7, dopo molti tentativi, non significa che il nostro cervello stia effettivamente imparando come fare lo swing.

“Il fatto è che le informazioni ricorrenti non vengono elaborate dal nostro cervello come le informazioni nuove,” racconta Carter. “E, in un certo senso, lo avvertiamo tutti: quando ripetiamo la stessa cosa molte volte ci annoiamo, la noia è il segnale che il nostro cervello non è più attivo come dovrebbe, che non stiamo più imparando”.

Il metodo proposto dalla dottoressa richiama una “pratica variabile”, grazie alla quale il nostro cervello non ha la possibilità di adattarsi a una determinata situazione per troppo tempo, così che elabori costantemente soluzioni a contesti variabili. Questo metodo, che in ambito musicale prevede di non stazionare per troppo tempo sullo stesso passaggio, muovendosi continuamente all’interno dello spartito, suggerirebbe a un golfista di cambiare spesso bastone e bersaglio. Quando termineremo la pratica avremo comunque tirato molte volte lo stesso colpo, semplicemente non di seguito, il che, oltretutto, è esattamente ciò che facciamo quando siamo in gara.

“Questo tipo di pratica è più efficace perché quando ricominciamo a eseguire un compito, dopo avere spostato brevemente la nostra attenzione su qualcos’altro, il nostro cervello elabora nuovamente le ‘istruzioni’ per eseguirlo correttamente”, spiega Carter. “Ed è proprio il momento dell’ elaborazione quello in cui il nostro cervello è più attivo. Un’intensa attività celebrale garantisce un più efficace apprendimento a lungo termine”.

Il metodo è stato testato da una squadra di baseball americana. “Sono stati analizzati i progressi di due gruppi di battitori, uno dei quali allenato con il metodo ‘chiuso’ (prima palle curve, poi palle veloci, per terminare con lanci slider) e un altro con il metodo ‘variabile’ (palle curve, veloci e slider in continua e casuale alternanza). Dopo 12 sessioni di allenamento, il primo gruppo ha fatto registrare un aumento del 25% di battute riuscite, il secondo un aumento del 57%. Ciò significa che il gruppo allenato con il metodo variabile ha ottenuto progressi doppi rispetto a quelli dell’altro gruppo.

La prossima volta che andate in campo pratica, quindi, considerate la possibilità di cambiare spesso bastone e bersaglio, vi aiuterà a mantenere il cervello ricettivo, per una pratica più efficace.

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